mercoledì, 14 maggio 2008

Mi tolgono Lost fino al 23 giugno.
Entrerò in crisi di astinenza.
Anche perché The Constant è stato quanto di più splendido sia stato pensato scritto e girato per la televisione da quanto esiste. L'ho già rivisto tre volte. Rivedrò tutto n volte, da qui a giugno.

Però è ricominciato Boris.
E l'incipit  che cita la sequenza iniziale di Lost è stata fantastica.
E poi non so com'è, ma da quando vivo a Roma anche Boris fa più ridere.
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categoria : on tv





lunedì, 12 maggio 2008

Ci sono giorni in cui ti senti attanagliata dai dubbi.
Quantomeno, ti senti un po’ fessacchiotta.
Perché stai qui a contare gli spiccioli per arrivare al prossimo miserevole stipendio, e a valutare se puoi prendere anche quell’altro libro che ti hanno consigliato per la bibliografia senza far comparire alla porta l’omino che ti strappa dalle mani la cartina azzurra e la tagliuzza sadicamente in mille pezzi – quando hai lasciato una casa e un lavoro da millequattrocento euro al mese – nell’azienda che ora ti manda un cud che suona quasi come uno sberleffo.
(E’ lì che mi guarda, il cud, e ridacchia).

Poi trovi per caso questa vecchia email inviata in uno dei tanti momenti di disperazione e disgusto a F.


----- Original Message -----
From: Mxxxxxx.Pxxxxxx@xxxxbanca.com
To: xxxxxx@xxxxxx.it
Sent: Monday, November 06, 2006 12:16 PM

cliente con tre contratti leasing (mica brustolini)
ha mandato in MAGGIO un fax con la variazione dell'indirizzo
da sistema vedo che abbiamo variato la sede legale ma non quella amministrativa, quindi sono mesi che il cliente non riceve le fatture
chiamo l'ufficio leasing che mi dice che probabilmente il cliente non l'ha specificato nel fax e quindi deve rimandarlo
per puro accanimento cerco nel database e ripesco il fax del cliente: C'ERA SCRITTO
nonostante questo, mi dicono di dire al cliente di rimandarlo

io non ce la faccio più a lavorare così

mi fa schifo

tristissima, M.


A volte fa bene ricordare che quando si stava bene, si stava peggio.
Mi arriverà il libro.
Lavorerò a una cosa bella.
Non andrò dal parrucchiere per il matrimonio dell’amico di F. in virtù della vigente austerity. Tanto il sole di Roma mi ha schiarito un sacco i capelli e con altre mèches sarei troppo bionda. Tanto (aggiungo) detesterò il matrimonio e sapere che non ho speso 120 euro per i capelli mi allevierà il bruciore di stomaco.
Tanto (incrocio le dita) nascerà la bimba e io, ohibò, dovrò precipitarmi a Torino.
Nel frattempo, nonostante il miserevole stipendio, il lavoro copri-affitto ha una sua dignità.

Ed è abbastanza.
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categoria : roma, fuori come va





lunedì, 12 maggio 2008

Adesso che ho scoperto che Amazon tiene in memoria i dati della carta di credito di F., chi mi fermerà??
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lunedì, 05 maggio 2008

Stavo facendo un giro per i blog amici, collegamento umts permettendo.
E ho scoperto, grazie a Atipica, di essere finita qui.

Dunque io sono precaria perché la mia mente è
(copio e incollo):
• statica
• ferma nelle proprie posizioni
• predisposta a richiedere prima diritti di lavoro che a dimostrare le proprie competenze
• poco predisposta a considerare il proprio stipendio in funzione degli obiettivi da raggiungere
• solitamente convinta di saper fare solo perché conosce la teoria

Mi pare di capire che dietro alla brillante classifica ci sia la persona che tempo fa mi scrisse che ragionavo da precaria perché non avevo assecondato la mentalità (parole mie) mafiosetta e leccaculista dei miei referenti in ufficio. Non mi ha mai spiegato perché. Anzi io ritengo che se mi fossi comportata a quel modo (non professionale, puramente compiacente) sarei stata una precaria patetica che cercava di ingraziarsi penosamente i superiori. Ma si vede che ragiono male io, con la mia mente statica e ferma nelle mie posizioni.

Mi sembrava anche che, a leggermi, si capisse che mi piace lavorare bene, (a volte penso: stupidamente), anche quando molti attorno a me non lo fanno, anche quando non faccio il lavoro per il quale ho studiato e che vorrei diventasse il lavoro della vita.

Sulla questione delle competenze mi sfugge una risata isterica: ho lavorato a progetto per un anno e mezzo dodici ore al giorno a ottocento euro al mese, con un contratto rinnovato di tre mesi in tre mesi, e nonostante la melliflua titolare mi esaltasse nei suoi discorsi alle truppe come la colonna portante dell’azienda, quando (ribadisco: dopo un anno e mezzo di troppo lavoro malpagato) ho chiesto di più del misero contratto che avevo, ha preferito di gran lunga lasciarmi andare e rimpiazzarmi dall’oggi al domani con una ragazza nuova reclutata in quattro e quattr’otto con un annuncio sul web.

Per dire che quel “Hai le competenze per fare un determinato lavoro, e le dimostri? Allora sei assunta, con tutti i diritti normali di lavoro” è davvero, davvero una splendida favoletta a cui pensavo non credesse più nessuno. Se mi si indica la strada, ci vengo anche io nell’isola che non c’è.

La questione dello stipendio si commenta da sola: chi viene pagato in funzione degli obiettivi normalmente viene pagato molto bene. A noi danno un tot (poco) all’ora, e che lavori bene o male non c’è differenza, perché non importa a nessuno.

Forse questo non è chiaro: che non importa a nessuno.
O meglio: se lavori bene non importa a nessuno.
Se lavori male, ovviamente, si incazzano.

Il mio attuale lavoro nel mio progetto di vita ha la funzione di coprire l’affitto. Nonostante questo, ho proposto procedure nuove, basate sull’esperienza in altre aziende simili, e ho persino riscritto tutte le email in inglese che prima del mio intervento assolutamente volontario e gratuito erano tradotte in un inglese fantozziano. Le mie referenti sono state molto soddisfatte e lo vedo, lo percepisco, che sono contente di me, tanto che mi hanno affidato fin troppo presto, rispetto agli standard, altre mansioni. (Mi chiedo tra l’altro, se avessi scritto più spesso quelle belle osservazioni autoincensanti sarei stata considerata più flessibile e meno precaria?) (affascinante quesito).
E la loro stima è l’unica cosa che mi rattrista al pensiero che tra qualche settimana al massimo darò le dimissioni perché ho avuto una proposta migliore, veramente flessibile e (toh!) pagata bene e ancor meglio a seconda degli obiettivi raggiunti.

A loro, alle mie referenti, probabilmente dispiacerà vedermi andare via.
Me l’hanno già detto, un po’ scherzando e un po’ no, dopo la discussione della tesi.
Ma il fatto è: al di là di loro, non importa a nessuno.
Non importa a chi comanda, a chi paga, a chi deve portare a casa il profitto.
A quella persona, come a tante altre persone in Italia, importa solo guadagnare tanto e spendere il meno possibile, pagare le persone un tot (poco) all’ora e non averle sul groppone quando si ammalano o partoriscono.

Tutto qua.

Già Atipica aveva notato l’ottima compagnia.
Io mi chiedo cosa ho fatto per meritare addirittura di essere nella stessa lista di Riccardo Marassi.
O cosa ha combinato lui per finire accanto a me.

Mah.
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categoria : fuori come va, noi flessibili





domenica, 04 maggio 2008

E' andata.
E' andata anche bene*, ma soprattutto è andata.
Adesso dovrebbe venire il bello.
Pare.

(*) Quando mi hanno proclamato con lode nel mio labiale si è letto: "Perché, c'è il voto?"
C'è il voto, sì. Dimentico sempre che per chi ha la laurea breve (son carogna e lo riconosco, ma per me, che mi sono smazzata cinque anni di università, chi ne fa tre ha al massimo la laurea breve -- e riga) questo master vale da specialistica.
Che barzelletta è diventata, l'università italiana? Mah.
Comunque, son masterizzata. Alé.
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martedì, 29 aprile 2008

Vado, discuto e torno.
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venerdì, 25 aprile 2008

[che poi uno dice che sono snob]
[epperò]
Ieri, in ufficio.
Collega normalmente muto si anima e mi rivolge la parola.
lui: “Sai, domani per il ponte vado dalle tue parti…”
io: “Davvero? Dove vai?”
lui: “A Rimini”
[Rimini non è propriamente dalle mie parti, a meno che Canicattì non sia dalle parti di Cuneo in quanto entrambe sul territorio italiano, come penserebbe un americano in vacanza in Europa; Rimini è in Romagna; io sono emiliana; c’è la sua bella differenza, anche se persino F. ancora non distingue l’emiliano dal romagnolo]
io: “Ah. … Ma cosa c’è di bello, a Rimini, in aprile?”
lui: “Vado a vedere l’Italia in miniatura”
io: “Ah”
[Sono drammaticamente impreparata: non sono mai stata a vedere l’Italia in miniatura nemmeno quando avevo cinque anni, non troverei motivi per andarci adesso che ne ho trenta magari affrontando un viaggio di quattrocento chilometri nel traffico del fine settimana] [ma lui, il collega, lo farà, e ne sembra entusiasta]
io: “Ah”
[Urge cambio di argomento]
io: “Ah, ehm, invece io domani vorrei fare un giro in centro, vedere cosa c’è in giro, sai, è il primo venticinque aprile che passo a Roma…”
lui: “Già. Perché poi il venticinque aprile è festa solo a Roma no?”
io: “…”
lui: “… o è festa dappertutto?”
io: “E’ la Liberazione”
lui: “…”
io: “Sai, la Liberazione”
lui: “…”
io: “… sai, la Seconda Guerra Mondiale… i Tedeschi… i fascisti… i Partigiani?”
lui: “Ah, sì sì, è vero. Mi hanno detto che è molto bella anche Mirabilandia”

Buon 25 aprile a tutti.
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venerdì, 25 aprile 2008

[che poi uno dice che sono eretica e comunista]
[epperò]
Ieri in ufficio. Una collega parla con un’altra con tono eccitato.
Chiedo: “Che succede?”
Lei: “Oggi espongono il corpo di Padre Pio”
Io: “… cosa?”
Lei: “Il corpo di Padre Pio”
Io (agghiacciata): “Ma nel senso che hanno riesumato il cadavere?”
Lei (piccata): “Espongono il corpo”
Io (agghiacciatissima): “Cioè hanno riesumato il cadavere”
Lei: “Ma cosa dici? E’ un santo!”
Io: “Ho capito ma è pur sempre una persona. Morta. Da tempo. Ma non ti fa impressione?”
Lei: “Guarda che gli fanno una maschera di cera perché purtroppo il viso si è decomposto”
Io: “Oddio! Che orrore!”
Lei: “Ma come ti permetti? E’ un santo!”
Io: “Ma miseria, e in quanto santo non ha il diritto di riposare in pace senza essere trasformato in un oggetto di merchandising? Già era terribile il fatto che fosse finito sui calendari. Ma adesso persino il corpo?”
Scende il silenzio.
Molte colleghe si voltano a guardarmi.
Lei mi guarda con disprezzo: “Tu non capisci”
Si aggiunge la collega con cui stava parlando: “Noi siamo molto devote a Padre Pio”
Lei conferma: “Molto devote. E anche io ce l’ho, il calendario”
Oplà.
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martedì, 22 aprile 2008

Si discute di braccialetti.
Considerando che stasera mi aspettano quasi due chilometri a piedi dalla fermata dell’autobus a casa in una strada poco illuminata che costeggia un canale, io mi accontenterei (oltre che di un servizio di trasporto pubblico decente, ma forse è chiedere troppo) di qualche lampione.
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lunedì, 21 aprile 2008

Dico: come mai siamo al 21 del mese e lo stipendio che deve essere versato entro il 15 non c’è ancora?
Dice: ah sai, su* in amministrazione si sono sbagliati, non avevano capito che il vostro contratto è stato prorogato…
Dico: ma come? il contratto è stato prorogato già alla fine di febbraio!
Dice: sì, ma loro pensavano che il rapporto si fosse interrotto alla fine di marzo, quindi non hanno disposto il bonifico...
Dico: come “quindi”? perché, se anche fossimo stati licenziati, non avremmo avuto comunque diritto allo stipendio dell’ultimo mese di lavoro?
Dice: certo, ma sai, si sono sbagliati e si scusano...
Dico: ma il foglio presenze di marzo l’hanno ricevuto no?
Dice: sì, infatti, si sono sbagliati e si scusano.

Penso e non dico: che le scuse possono infilarsele dove meglio credono; che eventualmente dovrebbero scusarsi anche con il mio padrone di casa al quale non ho ancora pagato l’affitto; che evidentemente a lavorare ci andiamo solo noi miseri collaboratori, mentre in amministrazione giocano a freccette; che è una gioia sapere che l’intero mio stipendio mensile più una parte di quello di F. andrà versato immediatamente (e con tante scuse per il ritardo) a qualcuno che probabilmente non dovrà nemmeno più pagare cento euro di Ici all’anno; che però non devo preoccuparmi, perché da martedì scorso l’Italia si è rialzata, sulla terra scorrono latte e miele, e i bancomat sputano soldi a volontà.

(*) l’amministrazione è a Bergamo: avranno cominciato la secessione?
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