Stavo facendo un giro per i blog amici, collegamento umts permettendo.
E ho scoperto, grazie a
Atipica, di essere finita
qui.
Dunque io sono precaria perché la mia mente è
(copio e incollo):
• statica
• ferma nelle proprie posizioni
• predisposta a richiedere prima diritti di lavoro che a dimostrare le proprie competenze
• poco predisposta a considerare il proprio stipendio in funzione degli obiettivi da raggiungere
• solitamente convinta di saper fare solo perché conosce la teoria
Mi pare di capire che dietro alla brillante classifica ci sia la persona che
tempo fa mi scrisse che ragionavo da precaria perché non avevo assecondato la mentalità (parole mie) mafiosetta e leccaculista dei miei referenti in ufficio. Non mi ha mai spiegato perché. Anzi io ritengo che se mi fossi comportata a quel modo (non professionale, puramente compiacente) sarei stata una precaria patetica che cercava di ingraziarsi penosamente i superiori. Ma si vede che ragiono male io, con la mia mente statica e ferma nelle mie posizioni.
Mi sembrava anche che, a leggermi, si capisse che mi piace lavorare bene, (a volte penso: stupidamente), anche quando molti attorno a me non lo fanno, anche quando non faccio il lavoro per il quale ho studiato e che vorrei diventasse il lavoro della vita.
Sulla questione delle competenze mi sfugge una risata isterica: ho lavorato a progetto per un anno e mezzo dodici ore al giorno a ottocento euro al mese, con un contratto rinnovato di tre mesi in tre mesi, e nonostante la melliflua titolare mi esaltasse nei suoi discorsi alle truppe come la colonna portante dell’azienda, quando (ribadisco: dopo un anno e mezzo di troppo lavoro malpagato) ho chiesto di più del misero contratto che avevo, ha preferito di gran lunga lasciarmi andare e rimpiazzarmi dall’oggi al domani con una ragazza nuova reclutata in quattro e quattr’otto con un annuncio sul web.
Per dire che
quel “Hai le competenze per fare un determinato lavoro, e le dimostri? Allora sei assunta, con tutti i diritti normali di lavoro” è davvero, davvero una splendida favoletta a cui pensavo non credesse più nessuno. Se mi si indica la strada, ci vengo anche io nell’isola che non c’è.
La questione dello stipendio si commenta da sola: chi viene pagato in funzione degli obiettivi normalmente viene pagato molto bene. A noi danno un tot (poco) all’ora, e che lavori bene o male non c’è differenza, perché non importa a nessuno.
Forse questo non è chiaro: che non importa a nessuno.
O meglio: se lavori bene non importa a nessuno.
Se lavori male, ovviamente,
si incazzano.
Il mio attuale lavoro nel mio progetto di vita ha la funzione di coprire l’affitto. Nonostante questo, ho proposto procedure nuove, basate sull’esperienza in altre aziende simili, e ho persino riscritto tutte le email in inglese che prima del mio intervento assolutamente volontario e gratuito erano tradotte in un inglese fantozziano. Le mie referenti sono state molto soddisfatte e lo vedo, lo percepisco, che sono contente di me, tanto che mi hanno affidato fin troppo presto, rispetto agli standard, altre mansioni. (Mi chiedo tra l’altro, se avessi scritto più spesso quelle belle osservazioni autoincensanti sarei stata considerata più flessibile e meno precaria?) (affascinante quesito).
E la loro stima è l’unica cosa che mi rattrista al pensiero che tra qualche settimana al massimo darò le dimissioni perché ho avuto una proposta migliore, veramente
flessibile e (toh!) pagata
bene e ancor meglio a seconda degli
obiettivi raggiunti.
A loro, alle mie referenti, probabilmente dispiacerà vedermi andare via.
Me l’hanno già detto, un po’ scherzando e un po’ no, dopo la discussione della tesi.
Ma il fatto è: al di là di loro, non importa a nessuno.
Non importa a chi comanda, a chi paga, a chi deve portare a casa il profitto.
A quella persona, come a tante altre persone in Italia, importa solo guadagnare tanto e spendere il meno possibile, pagare le persone un tot (poco) all’ora e non averle sul groppone quando si ammalano o partoriscono.
Tutto qua.
Già Atipica aveva notato l’ottima compagnia.
Io mi chiedo cosa ho fatto per meritare addirittura di essere nella stessa lista di
Riccardo Marassi.
O cosa ha combinato lui per finire accanto a me.
Mah.