domenica, 26 novembre 2006


Stessa stanza, stesso angolo con il computer, stessa rumorosissima stampante. Ma sono passati ormai anni. Tanti anni, si direbbe. Eppure fuori dalla finestra i tramonti delle domeniche pomeriggio sono più o meno gli stessi. Anni fa c’erano gli Oasis e Morning Glory. L’ho rimessa anche oggi, per compagnia. Per coerenza. Per supporto emotivo. You know you should so I guess you might as well. Ma sì. Gli anni sono passati ma i tramonti sono gli stessi e grazie a Dio sono gli stessi anche i sogni.
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venerdì, 17 novembre 2006

Riappaio dopo vicissitudine assortite con il portatile, il prode Porfirio. Vicissitudini che non sembrano finite. Ma intanto questa sera l'adsl regge, addirittura il blocco note non si impalla e non emergono le sadiche finestrelle che mi annunciano che il virus "??@x$! è stato abilmente rintracciato ma non può essere né riparato né messo in quarantena né eliminato. E quindi? Che facciamo, una partita a carte? Se esci dalla finestrella, virus, facciamo a metà della tisana. Ormai sei di casa.
Insomma, giorni frustrati e arrabbiati in cui il prode Porfirio ha rischiato più volte la carambola fuori dalla finestra. Si è salvato solamente per il mio senso civico ed ecologico.
Fino a che mi decido: occorre un atto di forza. Mi butto a capofitto da mediaworld (uno dei luoghi che più aborro sulla faccia del pianeta) e compro un hard disk esterno su cui salvare allegramente tutta la mia vita (almeno quella informatica). Il primo passo, il back up, è semplice. Sono quasi contenta.
Il calvario comincia con il ripristino del pc.
Poi la reinstallazione di Alice che come sempre frutta la sua buona dose di imprecazioni.
Poi di nuovo il ripristino perché becco un virus mentre scarico l'antivirus.
Alice.
Imprecazioni.
Antivirus.
Virus.
Ripristino.
(Ripartire dal punto "Alice", triplicare le imprecazioni ad ogni passaggio e ripetere il percorso fino al "ripristino" n volte).
Alla fine, stremata, identifico il problema nell'antivirus stesso.
Scarico un altro noto antivirus che mi blocca completamente il pc.
Lo disinstallo.
Ne provo un altro fortemente consigliato da amici.
Mentre lo installo le finestre di explorer impazzano e alla fine mi trovo con una toolbar che mi lancia dritta verso adult contents sui quali mi si permetta di non approfondire.
Per esasperazione ripristino tutto di nuovo.
E poi la decisione: basta con i download gratuti.
L'antivirus LO COMPRO.
Secondo viaggio in quella terra di afflizione che è mediaworld. Ne esco, trionfante, con il McAfee. Virus di tutto il mondo, a noi due. Installo il programma e addirittura per l'euforia affronto con serenità anche Alice. Mi collego. Il computer VA. Sono giubilante.
E poi, il disastro.
Il computer improvvisamente rallenta e si blocca. Tutto si incaglia, si moltiplicano finestre e finestrelle di errore.
Ricontrollo tutto, non mi capacito.
Un dubbio: ripesco dalla carta da riciclare (visto? senso ecologico!) la confezione del McAfee. Richiede 128 mega di ram. Bof, faccio tra me e me: io ne ho 256. ...giusto? Giusto?? Col cavolo: scopro di averne 112.
Ho i fumi neri che escono dalla testa.
Ma ormai è una battaglia.
Porto il computer in assistenza e mi faccio aggiungere una slot di memoria.
Maledetto McAfee, adesso sei contento?
Pare di sì. Tutto funziona. Anche meglio di prima, indubbiamente. Navigo senza problemi. Ah ah. Vittoria. Riporto sul pc i miei dati. Trallallero trallallà. Configuro outlook e scarico la posta. ...errore. Riprovo. Errore. Sarà il caso di rispolverare le imprecazioni riservate a Alice? Riprovo. Errore. Errore, errore, errore. Smanetto nelle impostazioni, cancello e riconfiguro l'account. Nulla. Sempre lo stesso, stramaledetto errore. Copieincollo il codice e cerco con google. Finisco su un forum di McAfee dove da mesi vari utenti di tutto il mondo postano inviperiti e imprecanti protestando contro questo bug per il quale, a quanto sembra, McAfee non offre alcuna soluzione. Mi cadono le braccia. Game over.

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giovedì, 09 novembre 2006

E dire che a volte davvero vorrei non essere così.
Vorrei smettere di attaccare i mulini a vento. Smettere di vedere il mondo attraverso le lenti rosa del giusto, del buono, del bello. Smettere di indignarmi, arrabbiarmi, incaponirmi. Sarebbe facile e comodo andare al lavoro e appoggiare il cervello sulla scrivania come tante colleghe, reinserirlo (forse: vedo diversi cervelli abbandonati sulle scrivanie ricoperti dalla polvere di anni) giusto in tempo per l'aperitivo e il fine settimana. Sarebbe facile, sì, fare quelle due cose che ti chiedono di fare, dire quelle due cose che ti chiedono di dire, non porsi domande, non attivarsi mai nemmeno di fronte alle sciagure lavorative più evidenti, non chiedere, non pensare, non criticare, non proporre, salvaguardando la fronte dall'imperlarsi del sudore con un poderoso colpo di cipria. Sarebbe riposante smettere i panni del cavaliere bianco. Di colei che non tollera ingiustizie e stupidità e parte alla carica con la spada sguainata, mentre le colleghe sono al decimo colpo di cipria e hanno già l'aperitivo pianificato a suon di sms. Sarebbe bello, sì. A volte vorrei esserne capace. E invece non riesco. Non lo dico con orgoglio, ma con rassegnazione. Sono una irriducibile rompiscatole.

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