Il fatto è.
Credo sia inevitabile.
Dopo quello strano guazzabuglio che si chiama amore, non può esserci nulla.
E’ chiaro che non si resta amici (questione indagata e verificata da diverse canzonette).
Ma non può proprio esserci nulla.
Nessun comune sentire.
Non ce la si fa, anche a provarci.
Sarà fisiologico.
Sarà una conseguenza dello smaltimento degli ormoni.
Sarà che si rinsavisce, e si riguarda indietro, e non si capisce più il senso dei batticuori, degli strazi, delle nottate di incanto e di quelle (molto, molto più frequenti) di pianto. Lacrime e disperazione che andavano istericamente a schiantarsi contro il muro di gomma della vocetta che recitava vodafone informazione gratuita il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento o non raggiungibile. Buona la prima, naturalmente: era spento, il telefono. Spento di proposito, con studiata, metodica cattiveria. Rimaneva spento l’intera notte, per poi riaccendersi il giorno dopo e squillare gioiosamente a vuoto. Indefinitamente. Vale a dire, finché lui non decideva che mi ero macerata abbastanza e tornava fischiettando a raccogliere i cocci.
(Sorvoliamo per favore: di scemenze ne abbiamo fatte tutti no?)
(Questa è la mia)
(D’accordo: non è la sola, ma è davvero la più stratosferica)
Comunque.
Ne sono venuta fuori, in qualche modo.
Ed è finita.
Per me.
Per lui, il delirio.
Appostamenti sotto casa.
Telefonate nel cuore della notte.
Fiori sul parabrezza dell’auto.
Lettere e poesie nella buchetta delle lettere.
Giuramenti.
Promesse.
Pentimenti.
Implorazioni.
Ancora giuramenti.
Da qui all’eternità.
Eccetera.
Mi spavento, mi preoccupo, cerco di ricondurlo alla ragione, di lasciar trascorrere il tempo.
Infine, per il suo bene, e per il mio, pur sentendomi una bestiolina cattiva, lo allontano.
Dolcemente ma in modo categorico.
Se ne farà una ragione, mi dico.
Se la fa, in effetti, neanche in troppo tempo.
L’eternità è un concetto relativo.
Ma va bene così, purché si ponga fine al delirio.
Purché anche lui ricominci a stare bene.
Il tempo passa.
Cambiano amici, storie, compagnie.
Ci sentiamo raramente, ma non dimentico mai, quando serve, un pensiero per questa persona che seppur in modo malato per me è stata importante.
Fino a ieri: complice un’occasione (una rimpatriata a cui non ho partecipato) mando un messaggio per sapere come sta, e per dire che presto parto, e che mi piacerebbe salutarlo.
Mi risponde, dopo ore, che MAGARI durante le feste mi chiama.
(…)
(…)
(…)
Magari a chi?
Imbecille.
Bah.