sabato, 30 dicembre 2006

Propositi più o meno buoni per l’anno che verrà.
Dunque.
Mi impegno solennemente a.
Rimettere in freezer un nuovo sacchetto per il ghiaccio dopo aver usato l’ultimo cubetto del precedente, al fine di non arrabbiarmi con il destino infame (o con il fidanzato incolpevole) la volta che occorre assolutamente detto ghiaccio con la scorzetta di limone nel martini.
Non esprimere ad alta voce giudizi articolati o anche semplici suoni più o meno gutturali quando mi si trascina da blockbuster a scegliere un film, soprattutto se il film oggetto del giudizio o del suono gutturale di cui sopra è in quel momento visionato da una giovine coppia innamorata già armata di pop corn e pringles.
Controllare graniticamente le espressioni facciali di disgusto/disprezzo qualora la collega d’ufficio esprima un’opinione che dimostra il quoziente intellettivo di un puffo e la preparazione culturale di un bue da tiro.
Raggiungere il risultato di entrare da promod senza provare la tentazione di saccheggiare il negozio facendo strage dei commessi e falcidiando la fanciulla che ha preso l’ultima taglia della minigonna che tanto starebbe bene con i miei stivali nuovi.
Non comprare l’ennesima crema profumata per il corpo prima di avere terminato quella in uso.
Qualora cada il buon proposito di cui sopra, cercare almeno di non spalmare immediatamente detta crema profumata su tutto il corpo prima di averla testata su un polso al fine di evitare l’ennesimo umiliante catastrofico sfogo allergico.
Non comprare il ventiquattresimo lucidalabbra, nonostante gli sconti, le tentazioni, l’innovativo pennellino, la strabiliante resa a specchio, la profumazione fruttata, i luccicosissimi glitter. Giù-le-ma-ni.
Non cedere alle lusinghe del parrucchiere e in particolare alla famigerata osservazione “cara, con il tuo incarnato così chiaro, tu sei n-a-t-a per il ramato”. No, no, no: sei biondo cenere e devi rassegnarti. Al massimo un colpo di sole. No, non ramato: biondo.
Praticare la meditazione e bloccare i flussi di energia negativa ogni qual volta mi si imponga la compagnia dell’odiosa fidanzata dell’amico del fidanzato, sorridere alle sue battute, annuire di fronte all’ostentazione della sua falsa e ipocrita militanza politica, salutarla prima e dopo la piacevole serata con i due bacetti smack smack di ordinanza (seeenza pulirsi la guancia con il dorso della mano, a cose fatte).
Imparare ad accettare che le cose finiscono, o almeno cercare di farsene una ragione.
Non lasciare sistematicamente la macchina in riserva per poi ritrovarsi a fare un pit stop isterico quando si è già in ritardo.
Non ridursi sempre all’ultimo secondo utile per qualunque cosa.
Ripetere gli esami del sangue senza crisi di panico e senza farmi accompagnare da qualcuno. Possibilmente, anche senza svenire alla vista dell’ago e/o del tubicino che si colora di rosso.
Stare più vicino agli amici.
Stare lontano senza complessi da crocerossina da chi ti fa del male.
Non fare i capricci per comprare le liquerizie in autogrill ogni volta che si è in viaggio, o almeno evitare di trangugiarle tutte prima di arrivare al casello.
Non guardare male le ragazze cicciottelle con la magliettina aderente che lascia scoperto il rotolo della pancia e con gli stivali bianchi.
Non passare il sabato mattina in pigiama davanti al pc. (Oggi non vale, è ancora il 30 dicembre).
e' passato per la testa di spikette
alle ore 13:35 | P.link ¤ commenti (5) ¤ commenti (5)(popup)
categoria : amour fou





venerdì, 22 dicembre 2006

Il fatto è.
Credo sia inevitabile.
Dopo quello strano guazzabuglio che si chiama amore, non può esserci nulla.
E’ chiaro che non si resta amici (questione indagata e verificata da diverse canzonette).
Ma non può proprio esserci nulla.
Nessun comune sentire.
Non ce la si fa, anche a provarci.
Sarà fisiologico.
Sarà una conseguenza dello smaltimento degli ormoni.
Sarà che si rinsavisce, e si riguarda indietro, e non si capisce più il senso dei batticuori, degli strazi, delle nottate di incanto e di quelle (molto, molto più frequenti) di pianto. Lacrime e disperazione che andavano istericamente a schiantarsi contro il muro di gomma della vocetta che recitava vodafone informazione gratuita il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento o non raggiungibile. Buona la prima, naturalmente: era spento, il telefono. Spento di proposito, con studiata, metodica cattiveria. Rimaneva spento l’intera notte, per poi riaccendersi il giorno dopo e squillare gioiosamente a vuoto. Indefinitamente. Vale a dire, finché lui non decideva che mi ero macerata abbastanza e tornava fischiettando a raccogliere i cocci.
(Sorvoliamo per favore: di scemenze ne abbiamo fatte tutti no?)
(Questa è la mia)
(D’accordo: non è la sola, ma è davvero la più stratosferica)
Comunque.
Ne sono venuta fuori, in qualche modo.
Ed è finita.
Per me.
Per lui, il delirio.
Appostamenti sotto casa.
Telefonate nel cuore della notte.
Fiori sul parabrezza dell’auto.
Lettere e poesie nella buchetta delle lettere.
Giuramenti.
Promesse.
Pentimenti.
Implorazioni.
Ancora giuramenti.
Da qui all’eternità.
Eccetera.
Mi spavento, mi preoccupo, cerco di ricondurlo alla ragione, di lasciar trascorrere il tempo.
Infine, per il suo bene, e per il mio, pur sentendomi una bestiolina cattiva, lo allontano.
Dolcemente ma in modo categorico.
Se ne farà una ragione, mi dico.
Se la fa, in effetti, neanche in troppo tempo.
L’eternità è un concetto relativo.
Ma va bene così, purché si ponga fine al delirio.
Purché anche lui ricominci a stare bene.
Il tempo passa.
Cambiano amici, storie, compagnie.
Ci sentiamo raramente, ma non dimentico mai, quando serve, un pensiero per questa persona che seppur in modo malato per me è stata importante.
Fino a ieri: complice un’occasione (una rimpatriata a cui non ho partecipato) mando un messaggio per sapere come sta, e per dire che presto parto, e che mi piacerebbe salutarlo.
Mi risponde, dopo ore, che MAGARI durante le feste mi chiama.
(…)
(…)
(…)
Magari a chi?
Imbecille.
Bah.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 23:33 | P.link ¤ commenti (9) ¤ commenti (9)(popup)
categoria : maledetti sms





martedì, 19 dicembre 2006

Itinerario di shopping natalizio post ufficio.
Entroesco dai negozi cercando di scivolare dalle grinfie delle commesse.
Sarà che ho i tacchi e il cappotto, ovvero (?) un’aria adulta e rispettabile (quando ho il piumino e le nike nere non mi degnano di uno sguardo), ma è uno strazio.
Fuggo senza concludere nulla dai negozi del centro.
Decido di camminare per qualche fermata prima di agguantare un autobus.
E poi mi viene in mente che non sono ancora stata alla fiera di Santa Lucia. Sono anni che non passeggio lungo Strada Maggiore. E’ più o meno sempre tutto lì, immobile e rassicurante come ai tempi dell’università. Attraversare il portico dei Servi alle sei della sera del 19 dicembre è un massacro. Odore di zucchero filato. Abeti. Decorazioni. Musichette natalizie. Luci. Presepi. Sciarpine indiane. Che non si sa cosa c’entrino, con la fiera di Santa Lucia. Persone ovunque. Signore ammantate nella stola di pelliccia vistosamente non-ecologica, spintonanti e maleducate. Giovinastri con la sigaretta in mano accesa, nella folla. Uomini incravattati che parlano al cellulare e sgomitano infastiditi tra le persone che si fermano davanti alle bancarelle. Ragazzi e ragazze con il pantalone cadente e variopinti drappi di lana infeltrita appesa alla rinfusa sul resto del corpo (sarà mica ora di crescere, eh?) (dai, che anche noi alla fine abbiamo trent’anni).
Alla fine il mercatino occupa solo poche decine di metri ma è una sorta di varco spazio-temporale.
Alla fine del portico mi sento vecchissima.
Non ho neanche avuto la tentazione di comprare il croccante alle nocciole.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 23:52 | P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : bologna





lunedì, 18 dicembre 2006

Sul mio letto c’è una cartina aperta.
Vistosi segni di evidenziatore.
Un elenco di indirizzi alla rinfusa.
Il buio più buio in testa e troppe cose da mettere in fila.
Troppi complimenti ricevuti in questi giorni – proprio io, che un complimento non ho saputo accettarlo mai.
Troppe conversazioni, con il capo e con il capo del capo e con il capo del capo del capo.
Io, preparata alla guerriglia, mi scontro attonita con la sorprendente attenzione che queste persone mi dedicano. A me. Alla rompiscatole.
Tutti a chiedere perché. Tutti a chiedere se posso ripensarci.
Non posso. Non voglio.
Sul mio letto, sopra alla trapunta azzurra, accanto al topopupazzo, c’è una cartina aperta.
E ci sono io che mi perdo a pensare alle strade da percorrere.
Ci sono io, finalmente.
Yahweh on air.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 23:56 | P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : on air





lunedì, 04 dicembre 2006

Adesso si tratta solo di  s o p r a v v i v e r e  fino alla terza stagione di Lost.
Miseria.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 23:29 | P.link ¤ commenti (6) ¤ commenti (6)(popup)
categoria : amour fou, lost addict





sabato, 02 dicembre 2006

Le persone, a volte, possono sorprendere.
Le persone a volte possono essere sorprese.
Io sono stata sorpresa.
Il macigno si è sgretolato e adesso mi sento leggera.
Strade nuove.
Speriamo.
Alla nuova vita che fa capolino.
A cominciare da un colloquio.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 12:28 | P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria :