mercoledì, 21 febbraio 2007

Puntata numero due. La uno qui.
A volte ritornano.
Una chiamata persa sul cellulare.
Lui, dopo mesi di silenzio.
Dopo che non si è degnato di salutarmi nemmeno quando sono partita.
Ho voglia di essere un po’ cattiva.
O forse, non ho più voglia di illudermi sulle capacità affettive degli altri.
Soprattutto degli ex.
Scrivo: “Avevi sbagliato numero?”
Risponde: “No, no. Volevo salutarti. MAGARI ti chiamo domani sera. Spero che tu stia bene”.
(…)
(…)
(…)
Domande assortite.
Perché?
Perché adesso?
Cosa c’è sotto?
Ma soprattutto, perché sono abbonata al MAGARI?
Rispondo, lapidaria e crudele: “Non credo ti interessi sapere come sto. Non disturbarti.”
Risponde turbato che non capisce perché reagisca così, che gli interessa, mi manda un abbraccio e un pensiero forte.
L’abbraccio e il pensiero mi ronzano attorno.
Li scaccio con una mano come si farebbe con un insetto fastidioso.
Ho preso le ferie. Da tutti i fardelli di comprensione e accettazione che noi donne ci portiamo dietro come una condanna.
Se ce la fai, una volta tanto, accendi il cuore tu.
E sintonizzati sugli esseri umani.
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categoria : maledetti sms





domenica, 18 febbraio 2007

Accantoniamo per un momento Supernatural e il corridoio buio e la donnina fantasma e i due cacciatori bellocci che non sono Buffy perché solo Buffy era la vera Buffy.
La vera vera novità della settimana passata, in realtà, è stato il tanto sospirato ritorno di.
Eh eh.
Grey’s Anatomy.
Che ho cominciato a seguire l’estate scorsa complici le tre settimane di malattia e il taglietto e che è diventata di fatto l’ennesimo amurfù.
Il fatto è che si è arrivati a un punto cruciale.
Sintetizzabile in:


 ...e adesso???

Parlavo di questa serie giorni fa con un compagno di corso del master.
Potrebbe anche essere un buon soggetto per una analisi da presentare con un paper.
Ma al di là di tutte i pareri tecnici da una del ramo (bah), ho taciuto la scottante verità.
Sì, la struttura narrativa.
Sì, la commistione dei generi.
Sì, il montaggio, il ritmo, qua e là.
Però. Parte della mia passione per questa bella serie è lo spudorato uso e abuso del cliché della canaglia. Embè, sì. Trent’anni di femminismo e non sentirli. Abbocco. Se poi, come in questa stagione, si eleva al cubo il cliché, e alla canaglia si accosta l’uomo dolce e sensibile, embè: abbocco e mi adagio da sola nella teglia con le patate.
Del resto, ammettiamolo.
E’ come mettere Rhett contro Ashley.
Ashley è una noia mortale. E’ quello che fa filosofia spicciola mentre spacca la legna e guarda l’infinito (e infatti a spaccare la legna è una frana). Rhett è quello che la invita a ballare con il gonnellone del lutto scandalizzando la città. Ashley è sempre lì lì per ma poi con aria straziata dice no(hhhhhh), e si ricorda di aver moglie e figlio (r a n d e l l a t e, io, se fossi la moglie) (e forse anche se fossi il figlio). Rhett è quello che la bacia con Atlanta in fiamme e la guerra che incombe e la abbandona simpaticamente in mezzo al nulla dopo aver pronunciato una delle battute più memorabili della storia del cinema.
E’ come Mr Big contro Aidan.
Aidan è carino e tutto, ma è pur sempre quello che fa i lavori di muratura in casa e ripara lo scarico del lavandino e porta fuori il cane e cucina le fajitas. Essù.
E’ come Jack contro Sawyer.
Jack è buono, eroico, generoso e un po’ fessacchiotto. E’ utile e pratico come un coltellino svizzero, visto che è l’unico medico dell’isola, ma ha il fascino dello zerbino di casa.
Sawyer è prepotente truffatore carogna e tutto. Ma ha quello sguardo un po’ così e quel sorriso un po’ così. Da liquefazione. Ammettiamolo. Per tacer degli addominali, ma questa è altra storia.
Insomma, e adesso? L’affascinante intrigante inaffidabile Derek o il tenero sensibile Finn?
Speriamo che Meredith scelga bene, ma soprattutto che non scelga troppo presto.
Il bello, si sa, è proprio l’intermezzo.
(Questo nell’eventuale paper non lo scriverò. Aehm.)

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domenica, 18 febbraio 2007

Mentre on air ci sono compilation assortite della pur dolcissima C., misuro la mia avversione viscerale per i cantantucoli d’oggi. Miseria: che si deve fare per avere un po’ di voce al posto di questo flebile, ammiccante, fastidioso miagolìo?

(da quando ho visto Bruce Springsteen live a Casalecchio, il mondo non è più lo stesso)
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venerdì, 16 febbraio 2007

Ho un sacco di tempo di libero.
Non ero più abituata a questa vita da studente (seppur di ritorno, nel mio caso). Il master è interessante e tutto, ma sono un pugno di ore di lezione alla settimana. Sto cercando un lavoro per la mattina perché, come noto, i soldi non crescono sugli alberi ma anche perché se non ho una giornata piena di cose da fare m i  a n n o i o  a  m o r t e. A questo proposito, non finirò mai di meravigliarmi dei miei compagni di corso (di alcuni con cui ho parlato, quantomeno) che non solo non lavorano, ma mi guardano anche con stupore nel momento in cui discuto della mia necessità di, in quanto non è possibile mantenersi a Roma per un anno con i soli sudati risparmi dell’ultimo orrido lavoro al call center. Boh: misteri insondabili delle tasche altrui. Sarà che paga papà, sarà che hanno ereditato una fortuna dalla zia del Canada. Sarà che sono pigri. Sarà che sono giovani, ahimè, quanto sono giovani. Da parte mia, nel frattempo, poiché questo benedetto lavoro ancora non l’ho trovato, divago, leggo, scribacchio, bloggo (?), rileggo, pastrocchio e addirittura sguardicchio (??) la televisione. Ebbene sì. A dirla tutta, sono addirittura tenuta a. Prodigi dell’educazione universitaria e post-universitaria del terzo millennio.
Beh, mi sono applicata. Ho tentato. Ma nulla. Non mi piace niente. Mi annoio dopo trenta secondi di una qualunque trasmissione. E così, per esempio, l’altro ieri sono ricaduta sulla seconda stagione di Lost, che ho già visto sul satellite e che Rai Due sta trasmettendo in prima visione.
E poi. Dopo Lost. Beh: c’era questa nuova serie, Supernatural.
Mi son detta: perché no.
Ammetto che nel subconscio agiva l’infondata speranza di imbattermi in una serie che potesse non dico sostituire ma almeno emulare l’adorata (ebbene sì) Buffy.
E invece, mah: questi due ragazzi bellocci, cacciatori di fantasmi, spiriti, demoni o altro, con il trauma della morte della madre, con l’enigma della scomparsa del padre. Mah, moh: sarà che nel pilot è necessario fare un po’ di presentazioni, tratteggiare il carattere della serie … ma è stato deludente. Un po’ troppo didascalico. Poco ironico. E tuttavia, sono riuscita a spaventarmi e addirittura a esibirmi nel mio famoso urlo-con-sobbalzo-sul-divano che ha fatto a sua volta sobbalzare e urlare C. e indotto i gatti a fuggire in camera da letto con il pelo irto e la pupilla dilatata. Ebbene sì: io mi spavento. Se lo spavento è molto la notte non dormo. L’altra sera mi sono limitata ad accendere tutte le luci* anche solo per andare in bagno e a dormire con l’ipod nelle orecchie per non ripensare al telefilm. Embè: la donnina fantasma mi aveva inquietato.
Insomma: mi riservo di rivedere i due fanciulli martedì se la puntata non fa troppa troppa paura.
Accidenti, che frana che sono.

(*) questa cosa delle luci non fatela... soprattutto oggi!

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lunedì, 12 febbraio 2007

So. Conosco. Ho lavorato in tre diversi call center.
Ma in uno peggiore del 187 mai.
Devo disdire quel catorcio di alice perché mi sono trasferita.
Alice, per intenderci, l'ho attivata IO.
Al telefono.
E ho fatto tutte le modifiche del pacchetto on line.
Chiamo per disdire.
Risponde il simpatico Vincenzo che non può disattivare il servizio in quanto la linea è intestata, ovviamente, a mio padre.
Ora: io odiavo i clienti che non capivano la questione della privacy.
Ma un'azienda seria la fa valere sempre. La telecom evidentemente applica due pesi e due misure. Se attivi puoi essere anche la vicina di casa, la filippina, o il ladro che sta svaligiando l'appartamento. Se invece disattivi devi farti fare l'esame del sangue, il test del dna e passare attraverso il riconoscimento vocale.
Faccio presente al simpatico Vincenzo che, appunto, alice l'ho attivata io e che quando i solerti operatori in outbound chiamano per rompere le scatole e proporre qualche altra diavoleria da attivare chiedono di me in quanto (cosa cavolo vorrà mai dire) "persona che si occupa di internet".
Mi chiede quanti anni fa ho attivato l'adsl.
Rispondo che saranno un paio d'anni.
Replica, beh, un paio d'anni fa la legge sulla privacy non c'era.
Vincenzo: va' a quel paese.
E studia, ignorante.
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giovedì, 08 febbraio 2007

Causa sollecitazioni intellettive assortite, non ultime la nuova convivenza e la conoscenza di tanti altri giovani soggetti al master, ultimamente rimugino spesso sulle contraddizioni.
Le contraddizioni che ognuno di noi si porta dietro e che tuttavia è così facile vedere negli altri, più che in noi stessi. La pagliuzza e la trave, come sempre. Parlo di contraddizioni nel pensiero, nella filosofia di vita, se vogliamo. Non mi riferisco tanto all’ambientalista che va in ufficio in macchina perché schifa i mezzi pubblici, o al vegetariano che però mangia il prosciutto e non disdegna la borsa di pelle, o l’aspirante naturopata che in pausa caffè corre fuori a farsi una marlboro.
Ne ho conosciuti. Ho le prove. Ma qui non si tratta di contraddizioni.
E’ più semplicemente stupidità allo stato brado.
Andiamo oltre.
Quando parlo di contraddizioni, parlo di.
Quelli che si battono per la difesa degli animali, dalla foca monaca alla zanzara verace di Molinella, e vanno in giro a caccia dei portatori umani di pelliccia per prenderli a randellate, e boicottano le aziende che praticano la vivisezione, e poi dal meccanico non si fanno rilasciare la fattura perché così risparmiano quei cinquanta euro, e salgono sull’autobus senza biglietto perché tanto il controllore non sale mai, e parcheggiano davanti agli scivoli per i disabili perché tanto il vigile a quest’ora non passa.
Quelli che anche davanti alla pizza con gli amici ammoniscono il volgo ignorante sul pericolo del surriscaldamento terrestre e sulla drammatica scomparsa della foresta amazzonica e sulla tragedia dell’estinzione del panda, e poi imbrogliano sul lavoro segnando straordinari inesistenti, e si danno malati a spese dell’azienda e dell’inps, e si fanno inserire la pizza della fidanzata in nota spese, e cretini voi che non lo fate.
Quelli che scendono in piazza, che manifestano, che fanno girotondi, che bruciano reggiseni, che scioperano, che si legano ai cancelli, che vanno ai comizi, che raccolgono le firme, e poi prendono l’auto per qualunque tragitto superiore ai due passi (e anche no), e lasciano scorrere litri e litri d’acqua quando si lavano i denti, e non fanno la raccolta differenziata perché è una noia tenere in casa tanti sacchetti per la spazzatura, e non rispettano i limiti di velocità se non c’è l’autovelox, e ignorano la vecchietta della porta di fronte per non doverle portare in casa la spesa, e accettano la “presentazione” dell’amico influente perché hanno famiglia.
Allora il tuo animalismo, ambientalismo, il tuo ardente ismo, qualunque cosa sia, fa di te una persona migliore?
Non so. Diffido dei fanatici. Soprattutto dei fanatici a senso unico. Siamo esseri complessi in un mondo complesso. Il senso civico è fatto di tante cose, grandi e piccole. Ed essere coerenti è la cosa più difficile. Io sono coerente? E voi?

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lunedì, 05 febbraio 2007

Poiché sono orgogliosamente emiliana, anche in trasferta a Roma vado a fare la spesa alla coop.
Anzi, quando ho scoperto di averne una a cinque minuti da casa ho giubilato.
Son cose.
La spesa emiliana comunque sia differisce sensibilmente da quella romana.
Ho già avuto significative esperienze in proposito e di conseguenza annoto questo piccolo promemoria per me stessa.
Al banco dei salumi, esaurita la lista di ciò che ti occorre, non dire altro; di’ a posto così, va bene così, nient’altro, ma non altro e basta. Convinciti, provinciale! Qui non ti capisce nessuno!
Si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina si dice busta non sportina … (ripetere salmodiando tra gli scaffali; nell’avvicinarsi alla cassa, cominciare mentalmente le prove generali:) mi dà una busta per favore? mi dà una busta per favore? mi dà una busta per favore? (ecco sono alla cassa:) bustabustabustabustabusta (ecco ecco tocca a me:) signora mi dà una sport- ehm una busta per favore? (SOMARA) (sei un caso senza speranza).
Non disturbarti a dare del lei alla cassiera; lei ti darà invariabilmente del tu.
Se sei fortunata, la cassiera ti dirà addirittura ciao bbella pur non avendoti mai visto prima in vita sua.
Anche queste, son cose.

(per approfondimenti e letture critiche...)
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lunedì, 05 febbraio 2007

Per te.
Per te che non leggerai mai queste righe, tanto rispetti i miei spazi, i miei segreti. Per te che ci sei sempre, per te che sei capace di andare, di lasciarmi andare, di ritrovarmi.
Di aspettare. Per te che mi raggiungi e sei felice, per te che cammini in punta di piedi nella mia vita nuova, per te che sei capace di guardare con i miei occhi e di amare quello che amo.
Per te che mi hai camminato accanto nel freddo di una serata di gennaio (e facevamo luce). Per te che sorridi quando i miei occhi si fanno lucidi, e mi accarezzi con le mani e con la voce, e nascondi i tuoi occhi lucidi per paura che mi possano far male. Per te che trasformi la lontananza in un progetto, il tempo che ci tiene separati in un’attesa.
Per te che sei il mio mondo.
Per te che mi manchi già.

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