Rientrata da cinque ore di lavoro, quattro di lezione, due di metropolitana, consumata la velocissima cena a base di caprese, lavo il mio piattino e le STOVIGLIE (pranzo + cena) della coinquilina. Poi una bella doccia fredda e a letto senza Sky perché il soggiorno è presidiato. Questa sì che è vita. In compenso, sto finendo il sacchetto con le liquerizie ripiene di zucchero aperto meno di mezz'ora fa (vi prego, toglietemele).
Mi aggiungo anche io, perché è importante.
Il Mese dell’Acqua si inaugura in un momento in cui la nostra simpatica caldaia è in blocco (che devo dire: Roma idricamente mi è ostile, a quanto pare) e da circa due settimane abbiamo l’acqua calda a intermittenza. Non è piacevole, è chiaro. Ma si sopravvive, eccome. Da circa due settimane sono costretta (poiché tirare l’acqua a manetta per farla uscire calda, sempre ammesso che la caldaia lo conceda, è un pensiero che non tollero) a scaldare una pentola d’acqua sul gas e a lavarmi con la bacinella. O a fare una velocissima doccia fredda. Verranno i tecnici e l’acqua calda tornerà, è ovvio. Ma bisognerà ricordarlo: usare l’acqua senza sprechi, si può. E si deve.
Quanto sei bella Roma quando piove??
Mica tanto.
Miseria.
(Mortacci, anche).
Ci sarebbe la puntata numero tre.
Ma mi sono scocciata.
E dunque, stendiamo un velo.
Impietoso, se possibile.