giovedì, 31 maggio 2007

Siamo andati.
Si sono sposati.
Abbiamo testimoniato.
Senza comunione.
Siamo anche stati benedetti e non ho preso fuoco.
(Mi sarebbe seccato assai, con tutto che ero entrata trionfalmente nel vestito!)
Insomma, è fatta.
Fine della dieta.
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mercoledì, 23 maggio 2007

Ho di nuovo Sky. Eh eh. Complice la simpatica parabola in terrazza. Costata un simpatico centinaio di euro. Ma non importa: soprattutto non m’è importato ieri sera. Visto che dopo cinque settimane di astinenza forzata ho ripreso Grey’s Anatomy.

Preparazione dell’evento: scrupolosa lettura dei riassunti extended delle ultime cinque puntate sul sito della Abc. Mi fermo una riga sì e una riga no a maledire il fato (e la mancanza di antenna in questo appartamento) per aver perso dette puntate. Riassumo con dovizia di particolari dette puntate al fidanzato che fa finta di non essersi appassionato al serial ma intanto mi chiede (quando non è casa) di registrargli gli episodi.

Appropinquarsi dell’evento.
Telefono rigorosamente spento.
Kleenex e Autan a portata di mano.
Tre telecomandi (decoder, tv e registratore) schierati sul tavolino davanti al divano.
Sono pronta a uccidere il cagnetto della villetta di fronte se si azzarda ad abbaiare.

Dipanarsi dell’evento: una delle scene più terrificanti che ricordi di aver visto (o immaginato) in un serial medico. Per chi c’era, mi riferisco a Izzie, al tizio schiacciato sotto l’automobile e al trapano.
Sfoggio tutti i gridolini del mio repertorio con escalation dalla semplice tensione spettatoriale al raccapriccio più totale. Mi contorco sul divano, mi alzo perché non riesco più a stare seduta, passeggio nervosamente per il salone premendomi la testa con le mani, poi mi siedo perché mi cedono le ginocchia, mando messaggini isterici al fidanzato neanche ci fossi io, schiacciata sotto la macchina e in procinto di essere perforata. Mi ritrovo nella stanza da letto a guardare lo schermo della tv da lontano e attraverso le fessure tra le dita delle mani.

(…)

A chi me lo ha chiesto oggi, ho riferito che è stato un episodio bellissssimo.
La sospensione dell’incredulità con me funziona alla stragrande.
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categoria : amour fou





sabato, 19 maggio 2007

“Cosa ti va stasera per cena?”
“Non saprei, ma potremmo usare il wok!”
“Prendi il libro, cerchiamo una ricetta…”
“Questa non è male”
“Sì ma l’aceto di vino di riso? Dove lo troviamo?”
“Magari questa?”
“Sembra buono. … L’olio di noci secondo te è essenziale?”
“O quest’altra…”
“E l’okra cosa sarebbe?”
“Vabbè, dai! Questa! Questa si può fare!”
“E la salsa di pesce? E la salsa d’ostrica? Dici che va bene il dado knorr? Lo fanno anche di pesce. Granulare. Hm?”
“…”
“…”
“Amò, e se facciamo gli involtini con la mortadella?”
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categoria : effe ed io





sabato, 19 maggio 2007

And she starts wondering what it's like to be liked by everyone

and like everyone be just like anyone

who just wants to be so just like anyone

just like anyone

just like anyone

(qui)

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categoria : on air





martedì, 15 maggio 2007

Avevo pensato di scrivere una riga sul Family Day.
Avevo pensato di scrivere che ci sono giorni in cui ci si rende conto che anche la democrazia ha le sue controindicazioni se persino i peggiori idioti possono impunemente dire la loro.
Ma ho il cuore che mi trabocca di amaro.
Perché ancora una volta sono stata la pecora nera eretica e comunista.
Con tutto che pensavo di essere stata corretta, e perfino rispettosa, dicendo che il giorno del matrimonio di D. non posso accettare la comunione, pur se testimone, perché non sono più praticante da quindici anni e non voglio né posso confessarmi.
Ma qualcuno si è arrabbiato.
Qualcuno mi ha accusato di non essere in grado di fare questa cosa nemmeno per mia sorella.
Ho chiesto se non è un sacrilegio accostarsi a un sacramento senza crederci.
Ma si è glissato, e mi si è fatto notare che allora non posso essere la testimone di mia sorella.
E io che pensavo che fosse più importante essere una brava persona, essere lì per affetto e non per dovere, con felicità sincera. E invece.

Un altro magnifico episodio all’interno di quella meravigliosa istituzione che è la famiglia. Cattolica, per di più.

Ora l’immagine di questa locandina ha più senso, per me.

Family Day, già.

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categoria : fuori come va





giovedì, 10 maggio 2007

Ieri al lavoro ho notato una cosa.
In realtà lo avevo già visto, ma non ci avevo fatto caso.
C’è un tizio in fondo alla sala che passa la giornata davanti a un pc con le cuffie ma non parla mai.
Mi sono insospettita e con nonchalance ho fatto in modo di passare alle sue spalle e ho sbirciato il suo monitor. Questo tizio ascolta e registra le telefonate che noi operatori riceviamo. E’ inequivocabile la schermata con il vistoso tasto REC. Ma soprattutto, dato che dopo questa scoperta l’ho osservato con attenzione, è inequivocabile l’atteggiamento: l’ho visto alzarsi e guardare nettamente in direzione della persona che evidentemente stava ascoltando. Anche la mimica era inequivocabile. Personalmente sono rimasta basita. Ho già lavorato in diversi call center e non mi era mai capitato niente di simile. Le telefonate di controllo sì. Voglio dire, un responsabile che si finge cliente. Ma questo ci sta. L’ascolto nascosto e addirittura la registrazione del tuo lavoro sono ben altra cosa, mi pare. E credo (spero!) nemmeno tanto legale. Mi informerò.
Ma nel frattempo quello che più mi ha lasciato perplessa è la reazione dei miei colleghi. La più totale indifferenza. Quando ho tentato il discorso con un ragazzo che lavora lì già da tempo, ha alzato le spalle e ha sentenziato: “cosa vuoi farci”. Mi sono indispettita e ho replicato che “da farci” ce n’è eccome. “Perché tu sei del nord”, ha risposto lui.

Sarà. Ma mi chiedo se, in alcuni casi, le difficoltà oggettive (del sud, ma non solo: del precariato in genere) non siano utilizzate come scusante per il quieto vivere. I miei colleghi sono tutte persone giovani dotate di risorse intellettive e titoli di studio. Nessuno di loro, a quanto ne so, vive in mezzo a una strada. Nessuno di loro, a quanto ne so, si trova in una situazione di disagio estremo tale da dover ingoiare qualunque cosa per l’incubo di perdere il lavoro. Allora si tratta solo di in-coscienza: politica e civile.

Ma già, io sono del nord.
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categoria : roma, fuori come va, noi flessibili





martedì, 08 maggio 2007

Ieri sera abbandonando per una volta il regime dietetico altamente salutista e ipocalorico degli ultimi giorni mi sono lanciata in una innovativa esperienza culinaria da tempo attesa e da tempo rimandata. L’acquisto e il relativo utilizzo del wok. Indispensabile, pare, per i piatti della cucina orientale. Essendo la prima volta, mi sono limitata a una ricetta semplice pescata dall’omonimo librino wok acquistato in precedenza. Pollo al peperoncino e basilico.
Il fatto irritante delle ricette orientali è che la metà degli ingredienti sono introvabili e, se trovabili, costano un occhio della testa. Finché si tratta di spezie non mi pongo limitazioni. A casa la dispensa trabocca di cardamomo, semi di senape, cumino, zenzero, curcuma, semi di coriandolo e via dicendo. Per la disperazione di mia mamma, si capisce: lei non si è mai spinta oltre alla noce moscata nel ripieno dei tortellini. Al massimo massimo, la cannella e i chiodi di garofano per il vin brulé. Per non parlare del mio papà, che è marchigiano, e che a momenti m’è svenuto quando gli ho proposto di mettere un pizzico di cannella sull’agnello pasquale, come fanno in Marocco.
Comunque, sulle spezie nessun problema. Si trovano in qualunque erboristeria. Ma quando la ricetta ti impone di usare il garam masala, o l’harissa, o la pasta di curry rossa, o il ghee, o l’olio di nonsoché, è dura. O ci si rivolge a un negozio specializzato o si abbandona (e si scongela la paella della findus). O ancora, come spesso faccio io, si modifica. Non ho il coriandolo fresco? Uso il prezzemolo. Non ho la salsa chili dolce? Metto il peperoncino. Non ho il ghee? Uso il burro granarolo. Così alla fine la ricetta assomiglia di più a un vitello tonnato che a un tandoori.
Per evitare questa disfatta al mio esordio con il wok, ho scelto appunto il pollo al peperoncino e basilico. Il peperoncino ce l’avevo. Il basilico allignava, freschissimo, in terrazza. Per il resto la ricetta prevedeva carote e sedano. In pratica, come il ragù. Fantastico.
(…)
Bene, il pollo s’è fatto e mangiato.
Era anche buono, alla fine.
Persino abbastanza orientale, direi: merito della salsa di soia.
Quello che ora vorrei capire è se uno degli effetti collaterali del wok sono necessariamente gli schizzi di unto che hanno raggiunto i due metri di altezza e hanno imbrattato mezza cucina. E non è una cucina piccola.
Avrò sbagliato qualcosa?
Eppure ho seguito fedelmente la ricetta.
Sarà mica che al posto dell’olio di sesamo ho usato l’extravergine di oliva che ci facciamo mandare ogni anno dalla provincia di Trapani?

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domenica, 06 maggio 2007

Poteva andare peggio...

Which Peanuts Character are You?

You are Schroeder!
Take this quiz!

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... pensavo di essere Lucy!
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giovedì, 03 maggio 2007

Ho fame.
Ma fame fame fame.
Eppure penso.
Che tra venti minuti seguirò una lezione sulla Scuola di Francoforte e il digiuno aiuterà.
Che l’estate è alle porte e io abito pure vicino al mare. Fatto alquanto inedito.
Che i tramezzini del baretto qui all’angolo sono farciti di maionese e altre schifezze e io di fegato ne ho solo uno.
Che ho comprato il vestito per il matrimonio di D. e il fantastico abitino è pericolosamente aderente in vita, seppur morbido.
Che detto fantastico abitino mi è costato mezzo stipendio e non è nemmeno pensabile che quel giorno io sfiguri visto che il mio bancomat ancora piange (insomma, che pianga per qualcosa).
Ecco, penso soprattutto l’ultima.
E mangio una mela.
Miseria.

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mercoledì, 02 maggio 2007

Duedimaggio.
Perché ieri ancora non sembrava tanto vero.
In fondo era festa.
In fondo poteva essere un week end qualunque.
Invece, stamattina.
La sveglia prestissimo perché ci siamo scelti lo stesso turno.
Il caffè.
La corsa fuori, hai preso le chiavi, lascio aperte le finestre, che dici.
Il traffico sulla Colombo, che almeno rispetto alla San Vitale ha i pini.
E meno autovelox.
Un saluto veloce, ci vediamo stasera.
A casa.

Ebbene sì.

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