And she starts wondering what it's like to be liked by everyone
and like everyone be just like anyone
who just wants to be so just like anyone
just like anyone
just like anyone

Avevo pensato di scrivere una riga sul Family Day.
Avevo pensato di scrivere che ci sono giorni in cui ci si rende conto che anche la democrazia ha le sue controindicazioni se persino i peggiori idioti possono impunemente dire la loro.
Ma ho il cuore che mi trabocca di amaro.
Perché ancora una volta sono stata la pecora nera eretica e comunista.
Con tutto che pensavo di essere stata corretta, e perfino rispettosa, dicendo che il giorno del matrimonio di D. non posso accettare la comunione, pur se testimone, perché non sono più praticante da quindici anni e non voglio né posso confessarmi.
Ma qualcuno si è arrabbiato.
Qualcuno mi ha accusato di non essere in grado di fare questa cosa nemmeno per mia sorella.
Ho chiesto se non è un sacrilegio accostarsi a un sacramento senza crederci.
Ma si è glissato, e mi si è fatto notare che allora non posso essere la testimone di mia sorella.
E io che pensavo che fosse più importante essere una brava persona, essere lì per affetto e non per dovere, con felicità sincera. E invece.
Un altro magnifico episodio all’interno di quella meravigliosa istituzione che è la famiglia. Cattolica, per di più.
Ora l’immagine di questa locandina ha più senso, per me.
Family Day, già.
Ieri sera abbandonando per una volta il regime dietetico altamente salutista e ipocalorico degli ultimi giorni mi sono lanciata in una innovativa esperienza culinaria da tempo attesa e da tempo rimandata. L’acquisto e il relativo utilizzo del wok. Indispensabile, pare, per i piatti della cucina orientale. Essendo la prima volta, mi sono limitata a una ricetta semplice pescata dall’omonimo librino wok acquistato in precedenza. Pollo al peperoncino e basilico.
Il fatto irritante delle ricette orientali è che la metà degli ingredienti sono introvabili e, se trovabili, costano un occhio della testa. Finché si tratta di spezie non mi pongo limitazioni. A casa la dispensa trabocca di cardamomo, semi di senape, cumino, zenzero, curcuma, semi di coriandolo e via dicendo. Per la disperazione di mia mamma, si capisce: lei non si è mai spinta oltre alla noce moscata nel ripieno dei tortellini. Al massimo massimo, la cannella e i chiodi di garofano per il vin brulé. Per non parlare del mio papà, che è marchigiano, e che a momenti m’è svenuto quando gli ho proposto di mettere un pizzico di cannella sull’agnello pasquale, come fanno in Marocco.
Comunque, sulle spezie nessun problema. Si trovano in qualunque erboristeria. Ma quando la ricetta ti impone di usare il garam masala, o l’harissa, o la pasta di curry rossa, o il ghee, o l’olio di nonsoché, è dura. O ci si rivolge a un negozio specializzato o si abbandona (e si scongela la paella della findus). O ancora, come spesso faccio io, si modifica. Non ho il coriandolo fresco? Uso il prezzemolo. Non ho la salsa chili dolce? Metto il peperoncino. Non ho il ghee? Uso il burro granarolo. Così alla fine la ricetta assomiglia di più a un vitello tonnato che a un tandoori.
Per evitare questa disfatta al mio esordio con il wok, ho scelto appunto il pollo al peperoncino e basilico. Il peperoncino ce l’avevo. Il basilico allignava, freschissimo, in terrazza. Per il resto la ricetta prevedeva carote e sedano. In pratica, come il ragù. Fantastico.
(…)
Bene, il pollo s’è fatto e mangiato.
Era anche buono, alla fine.
Persino abbastanza orientale, direi: merito della salsa di soia.
Quello che ora vorrei capire è se uno degli effetti collaterali del wok sono necessariamente gli schizzi di unto che hanno raggiunto i due metri di altezza e hanno imbrattato mezza cucina. E non è una cucina piccola.
Avrò sbagliato qualcosa?
Eppure ho seguito fedelmente la ricetta.
Sarà mica che al posto dell’olio di sesamo ho usato l’extravergine di oliva che ci facciamo mandare ogni anno dalla provincia di Trapani?

Quizilla | Join | Make A Quiz | More Quizzes | Grab Code Ho fame.
Ma fame fame fame.
Eppure penso.
Che tra venti minuti seguirò una lezione sulla Scuola di Francoforte e il digiuno aiuterà.
Che l’estate è alle porte e io abito pure vicino al mare. Fatto alquanto inedito.
Che i tramezzini del baretto qui all’angolo sono farciti di maionese e altre schifezze e io di fegato ne ho solo uno.
Che ho comprato il vestito per il matrimonio di D. e il fantastico abitino è pericolosamente aderente in vita, seppur morbido.
Che detto fantastico abitino mi è costato mezzo stipendio e non è nemmeno pensabile che quel giorno io sfiguri visto che il mio bancomat ancora piange (insomma, che pianga per qualcosa).
Ecco, penso soprattutto l’ultima.
E mangio una mela.
Miseria.
Duedimaggio.
Perché ieri ancora non sembrava tanto vero.
In fondo era festa.
In fondo poteva essere un week end qualunque.
Invece, stamattina.
La sveglia prestissimo perché ci siamo scelti lo stesso turno.
Il caffè.
La corsa fuori, hai preso le chiavi, lascio aperte le finestre, che dici.
Il traffico sulla Colombo, che almeno rispetto alla San Vitale ha i pini.
E meno autovelox.
Un saluto veloce, ci vediamo stasera.
A casa.
Ebbene sì.