Ma: se il barista chiama il cappuccino che gli hai appena ordinato gridando al collega “un cappuccino per la bambolina”, è un complimento?
A vent’anni mi sarei offesa e ci avrei litigato.
A trenta, ho constatato con un certo sollievo che evidentemente l’antirughe funziona.
A mia discolpa, stamattina avevo molto sonno.
A discolpa del barista, avevo il capello vaporoso e forse troppo biondo.
Con le mollettine.
Vabbè, sì: me la sono cercata.
(sabato)
Torno al lavoro dopo qualche giorno di "ferie" (non retribuite, si capisce).
Di pomeriggio.
Call center deserto, perché di sabato siamo in turno solo in tre e non ci sono i responsabili.
Non c’è nessuno: siamo del tutto abbandonate a noi stesse.
Aria condizionata spenta perché nei fine settimana "non si usa".
Mi dicono che nei fine settimana invernali, per par condicio, "non si usa" il riscaldamento.
Finestre sigillate perché siamo al sesto piano.
Mi metto al pc.
Non c’è aria, fa un caldo animale, in venti minuti accumulo un mal di testa feroce.
E tuttavia lavoro.
Fino a che.
Il pc si impalla: lo schermo diventa blu, nessun tasto ha effetto.
Le altre due colleghe in turno stanno annegando nelle telefonate.
Cambio pc sotto il loro sguardo ostile.
Il pc si avvia con la stessa prontezza di una locomotiva a vapore.
Scopro che non riesco a ricollegarmi perché la mia user è rimasta bloccata sul precedente pc che ancora occhieggia blu e beffardo.
Non c’è nessuno a cui rivolgersi. L’intero palazzo è deserto.
Trovo abbandonato su una scrivania un foglietto con il numero di telefono del tecnico ced che dovrebbe essere reperibile di sabato.
Lo chiamo dieci volte in venti minuti e non risponde.
C’è un altro numero, quello del tecnico ced che dovrebbe essere reperibile di domenica.
Tento di contattarlo. Risponde. Ma dice che devo chiamare l’altro tecnico. Obietto che l’altro non risponde. Consiglia di riprovare perché sicuramente non ha sentito il telefono.
Riprovo ignorando le colleghe che stanno allestendo una bambolina voodoo bionda e riccia. Il telefono continua a squillare a vuoto.
Per disperazione mi risolvo a chiamare un responsabile sul cellulare.
Responsabile estremamente seccato.
Chiede perché non ho chiamato il tecnico ced.
Mi fornisce la sua user per continuare a lavorare.
Lavoro.
Dopo un’ora e mezza il tecnico ced richiama dicendo di non aver sentito il telefono.
In sottofondo rumore di onde e schiamazzi di bambini.
Lo mando mentalmente a quel paese.
Lascio che in minima parte questo traspaia nella mia risposta.
Arriva la pausa.
Mi rendo conto che, nonostante un precedente chiarimento con l’ufficio del personale, mi hanno assegnato per l’ennesima volta una sola pausa 626 in un turno di cinque ore, quando la legge ne prevede due.
Vorrei protestare ma è sabato e il call center "non è presidiato". Nel senso che non c’è nessuno.
Approfitto della pausa per andare in bagno e lo trovo invaso da carta igienica bagnata sparpagliata sul pavimento. Non ci sono salviette né sapone. I bagni degli autogrill sono più puliti. Il corridoio è stato utilizzato come ripostiglio per alcune scrivanie dismesse e si passa a stento. Alla faccia di qualunque disposizione di sicurezza aziendale.
Torno al pc e lavoro per tre ore filate senza poter staccare gli occhi dallo schermo.
Senza il ricircolo dell’aria condizionata non si respira.
Mi sento male.
Arrivano le otto di sera, esco.
Arrivo a casa e inneggio una volta di più all’aulin.
Una volta che le tempie hanno smesso di martellare mi rendo conto che non ho mai vissuto una situazione lavorativa così degradata e una parte di me si chiede cosa ci faccio qui.
Bologna è lontana, bellissima e soprattutto civile.
(oggi, lunedì)
Arrivo al lavoro indubbiamente maldisposta.
Accendo il pc e controllo il mio turno.
Cinque ore, una sola pausa.
Adesso basta.
Raggiungo una responsabile e spiego che, come confermato dal sindacato e dall’ufficio del personale stesso, per la legge 626 abbiamo diritto a una pausa ogni due ore. Quindi in un turno da quattro ore è una, mentre in un turno da cinque o sei ore sono due.
La responsabile concilia in tono mellifluo ma spiega che "per motivi organizzativi" non riescono a farci andare in pausa due volte, perché resterebbero poche persone a rispondere.
Obietto che non è una giustificazione per non rispettare un diritto dei lavoratori sancito per legge.
Ribatte che proprio "non si riesce", perché siamo tanti e non possiamo andare "tutti" in pausa.
Le faccio presente che è la prima volta che mi trovo in un call center in cui la legge 626 non è rispettata e che in tutti i miei precedenti impieghi i turni venivano organizzati in modo da garantire la necessaria copertura senza violare la legge e senza far diventare ciechi gli operatori.
Replica che è loro precisa "volontà" rispettare la legge ma che a volte occorre soprassedere.
Mi indispongo, ribatto che non è questione di scegliere: le pause devono essere rispettate e basta.
Conclude che "purtroppo" non è possibile e che devo rassegnarmi a una sola pausa.
Smetto di essere carina e ragionante: le dico a brutto muso che o ci accorda le due pause previste dalla legge in un turno da cinque ore oppure io uscirò un’ora prima in modo da lavorarne solo quattro e riallinearmi alla pausa che mi accordano.
Resta un attimo senza parlare, mi dice che mi farà sapere.
Poco più tardi, mi raggiunge Vane che biascicando la gomma mi conferma che posso fare una sola pausa.
“Allora esco all’una. Oggi, domani e tutti gli altri giorni. Non sono più disponibile ai turni da cinque ore”.
Vane se ne va biascicando.
All’una precisa, sotto lo sguardo inviperito della responsabile, spengo il pc e me ne vado.
E sono molto, molto contenta di me.
I registi cinematografici sono una categoria umana a sé stante.
Di solito sono affetti da spaventoso narcisismo.
Il che a mio parere è, oltre che irritante, anche fuori luogo, visto che tutto sommato hanno scelto un mestiere da dietro le quinte.
L’arte del regista dovrebbe parlare da sola.
Se il regista ha bisogno di parlarne, di incensarla, di spiegarla addirittura, c’è qualcosa che non va.
Eppure i registi sono proprio così, esibizionisti e vanesi.
Unica eccezione, nella mia limitata esperienza, quell’uomo meraviglioso che è Guido Chiesa. Che ci ha incantato in una lezione alla holden un po’ di tempo fa.
Avercene, come lui.
Ora devo tornare a lezione.
Tecnicamente, in questo momento sono una che ha fatto fuga.
Ops.