venerdì, 29 giugno 2007

Del perché non posso essere una mamma, a prescindere
Trovo a sorpresa un GS aperto nonostante il giorno festivo.
Mi fermo al volo a comprare qualcosa, dopo aver lamentato per giorni la mancanza di questo e di quello e l’impossibilità, a causa della giornata piena, di fare una spesa decente.
Dimentico di comprare latte pane caffè brioches insalata acqua minerale.
Compro però il martini bianco la salsa tartara e i bastoncini findus che erano in offerta.
E la heineken* per accompagnare il chili di stasera.
(*) (la corona non c’era, bisognerà accontentarsi)
E domattina, colazione al bar.
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martedì, 26 giugno 2007

Io penso che il caldo faccia impazzire la gente.
Me ne accorgo anche al master, al lavoro, al supermercato.
Siamo tutti nervosi e intrattabili.
Ieri sono scesa dal 14 al capolinea, vicino a Termini.
Saranno state le due. Un caldo inumano.
Si apre la porta centrale, quella dell’uscita, e mi trovo davanti una mandria di turisti tedeschi, rigorosamente bianchi grassocci sudati e seminudi. Ci guardiamo un secondo, tra me e me penso che per quanto intenzionati a entrare dalla porta di uscita mi lasceranno almeno scendere. Invece mi guardano con fastidio e quali novelli lanzichenecchi danno l’assalto al tram. In tre salgono contemporaneamente occupando tutta la porta mentre alle mie spalle altrettante persone cercano di scendere.
Inizialmente faccio un cenno, poi provo a spiegarmi con la robusta signora davanti a me: “signora, è l’uscita”. La signora mi guarda addirittura con astio, mormora qualcosa di incomprensibile e mi mette una mano addosso per spingermi indietro.
Fa caldo. Sono sudata. Voglio scendere. Mi trovo davanti l’’invasore. Invasore sudato. Che mi spinge. Con una voce che non mi riconosco, ripescando da una memoria che non sospettavo, le urlo: “Das ist die Ausgang! Verstanden?”
I tedeschi si arrestano, stupiti.
La signora si sposta.
Scendo trionfalmente.
Non passa lo straniero zùm zùm.
(E’ il caldo).

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venerdì, 22 giugno 2007

Non c’è niente di peggio di quando
sono a casa (perché lavoro domani eh?) e
devo fare un sacco di cose ma
l’umts incredibilmente prende due tacche! e quindi
mi ritrovo a girovagare senza meta su youtube cedendo alle curiosità più variegate come
ma quale sarà mai quel video dei Green Day in cui attraversavano un paese con l’auto e c’era un pupazzetto di plastica o una cosa del genere e oooh, ma guarda c’è anche Black Gold dei Soul Asylum e no fantastico il concerto di Bruce Springsteen di Casalecchio e cavoli questo video di Ligabue mi mancava e noo, ma c’è anche una sequenza del film e oh, come mai adesso va tutto così a scatti?
(...)
… oh, ho perso la seconda tacca.
(...)
Pazienza, ho un sacco di roba da stirare.
(...)
Sob.
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giovedì, 21 giugno 2007

Ma: se il barista chiama il cappuccino che gli hai appena ordinato gridando al collega “un cappuccino per la bambolina”, è un complimento?
A vent’anni mi sarei offesa e ci avrei litigato.
A trenta, ho constatato con un certo sollievo che evidentemente l’antirughe funziona.
A mia discolpa, stamattina avevo molto sonno.
A discolpa del barista, avevo il capello vaporoso e forse troppo biondo.
Con le mollettine.
Vabbè, sì: me la sono cercata.

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mercoledì, 20 giugno 2007

“Signorina, ma allora posso andare al puntoblu di Roma Sud?”
“Certamente. Lo trova all’uscita del casello, in direzione del raccordo”
“Allora vado ed entro a Roma Sud e lo trovo lì, giusto?”
“Sì, ma è all’uscita.”
“All’entrata no?”
“No, le dicevo, all’uscita. USCENDO dall’autostrada, verso il raccordo”
“Ah”
“…”
“Ah, va bene. Allora domani mattina vado… entro proprio lì, a Roma Sud, lo trovo a destra prima del casello, giusto?”
“No, mi perdoni: le ho già detto che è all’uscita. Deve USCIRE a Roma Sud. USCIRE. Andando verso il raccordo, lo trova a destra dopo la barriera. Comunque è raggiungibile anche dalla viabilità ordinaria, se lei si rec…”
“Ah, vabbè, vabbè, ho capito. Allora grazie signorina, vado domani: all’entrata dell’autostrada, a destra prima del casello. Giusto? Grazie, buon lavoro.”

(ora se c’è un cliente che vaga sull’A1 non è certo colpa mia)
(che caspita)
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lunedì, 18 giugno 2007

(sabato)
Torno al lavoro dopo qualche giorno di "ferie" (non retribuite, si capisce).
Di pomeriggio.
Call center deserto, perché di sabato siamo in turno solo in tre e non ci sono i responsabili.
Non c’è nessuno: siamo del tutto abbandonate a noi stesse.
Aria condizionata spenta perché nei fine settimana "non si usa".
Mi dicono che nei fine settimana invernali, per par condicio, "non si usa" il riscaldamento.
Finestre sigillate perché siamo al sesto piano.
Mi metto al pc.
Non c’è aria, fa un caldo animale, in venti minuti accumulo un mal di testa feroce.
E tuttavia lavoro.
Fino a che.
Il pc si impalla: lo schermo diventa blu, nessun tasto ha effetto.
Le altre due colleghe in turno stanno annegando nelle telefonate.
Cambio pc sotto il loro sguardo ostile.
Il pc si avvia con la stessa prontezza di una locomotiva a vapore.
Scopro che non riesco a ricollegarmi perché la mia user è rimasta bloccata sul precedente pc che ancora occhieggia blu e beffardo.
Non c’è nessuno a cui rivolgersi. L’intero palazzo è deserto.
Trovo abbandonato su una scrivania un foglietto con il numero di telefono del tecnico ced che dovrebbe essere reperibile di sabato.
Lo chiamo dieci volte in venti minuti e non risponde.
C’è un altro numero, quello del tecnico ced che dovrebbe essere reperibile di domenica.
Tento di contattarlo. Risponde. Ma dice che devo chiamare l’altro tecnico. Obietto che l’altro non risponde. Consiglia di riprovare perché sicuramente non ha sentito il telefono.
Riprovo ignorando le colleghe che stanno allestendo una bambolina voodoo bionda e riccia. Il telefono continua a squillare a vuoto.
Per disperazione mi risolvo a chiamare un responsabile sul cellulare.
Responsabile estremamente seccato.
Chiede perché non ho chiamato il tecnico ced.
Mi fornisce la sua user per continuare a lavorare.
Lavoro.
Dopo un’ora e mezza il tecnico ced richiama dicendo di non aver sentito il telefono.
In sottofondo rumore di onde e schiamazzi di bambini.
Lo mando mentalmente a quel paese.
Lascio che in minima parte questo traspaia nella mia risposta.
Arriva la pausa.
Mi rendo conto che, nonostante un precedente chiarimento con l’ufficio del personale, mi hanno assegnato per l’ennesima volta una sola pausa 626 in un turno di cinque ore, quando la legge ne prevede due.
Vorrei protestare ma è sabato e il call center "non è presidiato". Nel senso che non c’è nessuno.
Approfitto della pausa per andare in bagno e lo trovo invaso da carta igienica bagnata sparpagliata sul pavimento. Non ci sono salviette né sapone. I bagni degli autogrill sono più puliti. Il corridoio è stato utilizzato come ripostiglio per alcune scrivanie dismesse e si passa a stento. Alla faccia di qualunque disposizione di sicurezza aziendale.
Torno al pc e lavoro per tre ore filate senza poter staccare gli occhi dallo schermo.
Senza il ricircolo dell’aria condizionata non si respira.
Mi sento male.
Arrivano le otto di sera, esco.
Arrivo a casa e inneggio una volta di più all’aulin.
Una volta che le tempie hanno smesso di martellare mi rendo conto che non ho mai vissuto una situazione lavorativa così degradata e una parte di me si chiede cosa ci faccio qui.
Bologna è lontana, bellissima e soprattutto civile.

(oggi, lunedì)
Arrivo al lavoro indubbiamente maldisposta.
Accendo il pc e controllo il mio turno.
Cinque ore, una sola pausa.
Adesso basta.
Raggiungo una responsabile e spiego che, come confermato dal sindacato e dall’ufficio del personale stesso, per la legge 626 abbiamo diritto a una pausa ogni due ore. Quindi in un turno da quattro ore è una, mentre in un turno da cinque o sei ore sono due.
La responsabile concilia in tono mellifluo ma spiega che "per motivi organizzativi" non riescono a farci andare in pausa due volte, perché resterebbero poche persone a rispondere.
Obietto che non è una giustificazione per non rispettare un diritto dei lavoratori sancito per legge.
Ribatte che proprio "non si riesce", perché siamo tanti e non possiamo andare "tutti" in pausa.
Le faccio presente che è la prima volta che mi trovo in un call center in cui la legge 626 non è rispettata e che in tutti i miei precedenti impieghi i turni venivano organizzati in modo da garantire la necessaria copertura senza violare la legge e senza far diventare ciechi gli operatori.
Replica che è loro precisa "volontà" rispettare la legge ma che a volte occorre soprassedere.
Mi indispongo, ribatto che non è questione di scegliere: le pause devono essere rispettate e basta.
Conclude che "purtroppo" non è possibile e che devo rassegnarmi a una sola pausa.
Smetto di essere carina e ragionante: le dico a brutto muso che o ci accorda le due pause previste dalla legge in un turno da cinque ore oppure io uscirò un’ora prima in modo da lavorarne solo quattro e riallinearmi alla pausa che mi accordano.
Resta un attimo senza parlare, mi dice che mi farà sapere.
Poco più tardi, mi raggiunge Vane che biascicando la gomma mi conferma che posso fare una sola pausa.
“Allora esco all’una. Oggi, domani e tutti gli altri giorni. Non sono più disponibile ai turni da cinque ore”.
Vane se ne va biascicando.
All’una precisa, sotto lo sguardo inviperito della responsabile, spengo il pc e me ne vado.
E sono molto, molto contenta di me.

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categoria : roma, fuori come va, noi flessibili





sabato, 16 giugno 2007

E’ fatta.
Sono sopravvissuta al fisco.
Nonostante TRE cud (ma il record imbattuto resta quello del 2004, dove i cud erano QUATTRO) (splendori della flessibilità).
Nonostante abbia scoperto che il commercialista dei miei mi ha sempre compilato il modello unico mentre la signora romana del caf romano sosteneva che avrei dovuto compilare il 730 e così ha fatto quest’anno (boh).
Nonostante l’anno scorso il nuovo commercialista dei miei non mi avesse fatto compilare alcunché perché “non necessario” (boh) mentre la signora romana del caf romano sosteneva che in questo modo ho rischiato di perdere il rimborso irpef (boh).
Nonostante abbia scoperto ieri di avere con me la metà dei documenti necessari perché l’altra metà era rimasta a Bologna.
Nonostante nessuno mi abbia garantito che avrò il rimborso in busta paga visto che sono attualmente un co.co.pro.
Insomma, nonostante tutto, è fatta.
Sono una impeccabile contribuente.
Ora posso smettere di angustiarmi immaginando schiere di finanzieri che vengono a prelevarmi a casa nel cuore della notte e mi trascinano via in manette.
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mercoledì, 13 giugno 2007

(sono un caso senza speranza)
(ieri sera, undici passate, sola in casa, zapping, capito su raidue)

(una ragazza e un ragazzo dal viso già noto all’interno della classica casa buia con scale)
“Tu che sei l’esperto in esoterismo… è normale che il quadro appaia così?”
(inquadratura di un grande quadro tetro, un ritratto di famiglia simil ottocentesco con uomo-donna-e-un-grande-spazio-nero)
“Dov’è la bambina?”
“E il rasoio?”
(risatina malefica di una bambina nel buio)
(urla -mie- mentre mi affanno a cambiare canale e approdo provvidenzialmente su ballarò)

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categoria : on tv





martedì, 12 giugno 2007

I registi cinematografici sono una categoria umana a sé stante.
Di solito sono affetti da spaventoso narcisismo.
Il che a mio parere è, oltre che irritante, anche fuori luogo, visto che tutto sommato hanno scelto un mestiere da dietro le quinte.
L’arte del regista dovrebbe parlare da sola.
Se il regista ha bisogno di parlarne, di incensarla, di spiegarla addirittura, c’è qualcosa che non va.
Eppure i registi sono proprio così, esibizionisti e vanesi.
Unica eccezione, nella mia limitata esperienza, quell’uomo meraviglioso che è Guido Chiesa. Che ci ha incantato in una lezione alla holden un po’ di tempo fa.
Avercene, come lui.
Ora devo tornare a lezione.
Tecnicamente, in questo momento sono una che ha fatto fuga.

Ops.

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categoria : ombre sul muro





venerdì, 08 giugno 2007

Mi ci imbatto su sky dopo averlo visto sempre su sky qualche tempo fa.
C’era stata (c’è ancora?) tutta quella polemica sulla trasmissione in prima serata.
Non discuto, anzi: è raccapricciante l’ipocrisia di certa gente, per cui in tv si possono vedere veline in stile quarti di bue e ricostruzioni degli schizzi di sangue della morte di un bambino, ma non due uomini che si amano.
Però mi chiedevo: a parte il resto, nessuno ha notato che Brokeback Mountain è un film bruttissimo?
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categoria : ombre sul muro