venerdì, 28 marzo 2008

A volte le cose vanno per il verso giusto.
Tutte insieme.
(Qualcosa si muove).
(Oh, sì).
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categoria : roma





venerdì, 21 marzo 2008

Scriverei anche “Buona Pasqua” non fosse che da ex cattolica (non più praticante et donc non più cattolica, a parer mio) (che i cattolici non praticanti non li ho mai capiti) (mi sembra un po’ il vorrei ma non posso, anzi, il vorrei ma non voglio, anzi anzi il vorrei ma alla fine non ne ho voglia) (divago, e comunque è un’idea tutta mia, scusate), insomma, da non più cattolica la Pasqua ha poco senso per me. Il Natale è altra cosa, l’ho sempre vissuta come la festa della speranza e della luce, ma la Pasqua non so, anche quando mi ritenevo credente l’ho sempre vissuta con una grande angoscia, questa storia del Sepolcro e della sconfitta della morte. E poi la questione del non mangiare carne il venerdì e il Venerdì Santo in particolare, che già da bambina individuavo come una contraddizione enorme, perché la mamma preparava il pesce e a me piaceva moltissimo, più della bistecca, e quindi che Quaresima era? Il vero sacrificio sarebbe stato, chessò, mangiare il fegato in padella con il limone, che mi faceva orrore.
Mi appresto a tornare a casa e tutti andranno a messa e io mi sentirò dire “ma come, nemmeno per Pasqua vieni in chiesa?” (no: nemmeno per Pasqua) (che se uno non pratica e non crede, non pratica e non crede mai) (non fanno eccezione la Pasqua, il Natale e il giorno del matrimonio, ehm, per dire) (ma chissà, sarò sbagliata io).
Poi la mamma insisterà per darmi il rametto di ulivo, e brucerà nel camino l’ulivo dell’anno scorso perché buttarlo è peccato, e non vedrà nemmeno quanta parte di superstizione c’è in questo rito (quindi sono dannati tutti quelli che non hanno un caminetto?, chiederò io) (e la mamma dirà che sono miscredente e offensiva) (ma l’ulivo lo prenderò perché alla fine è un simbolo buono).
Intanto, gli ultimi giorni si sono caratterizzati per la caccia all’uovo, perché la nipotina vuole quello delle winx, ma non uno a caso, vuole quello di flora, non bloom e nemmeno aisha, proprio flora. E per la cuginetta è tassativo l’uovo di hello kitty, caspita, otto euro e cinquanta, scherziamo? Otto euro e cinquanta, sì: del resto, è hello kitty. Miseria, è un’ora e mezza di lavoro, chissà se la cuginetta se ne renderà mai conto. E il cuginetto, a lui andranno bene i pirati? No, voleva l’uovo con le hot wheels. L’uovo con le hot wheels costa sedici euro e rotti, non se ne parla nemmeno. Vanno benissimo i pirati. E per il nipote grande? Ma lui ha tredici anni, non vorrà mica l’uovo come i bambini. Invece pare di sì. Gli prendiamo quello della roma perché ultimamente tifa per totti e con l’uovo si partecipa a un concorso per vincere una giornata a trigoria. E sia.

Buona Pasqua a tutti.
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categoria : fuori come va





sabato, 15 marzo 2008

Una bottiglia di spumante a sorpresa per festeggiare una buona notizia ancora in forse, molto in forse. Talmente in forse che ancora non c’è nulla. E io al solito faccio un passo indietro, e dico “aspettiamo”.

“Non fa niente amò, anche se non se ne fa nulla è un raggio di sole nel temporale, e quindi che fai, se c’è un raggio di sole non te lo prendi perché hai paura che ricominci a piovere?” *

(*) immaginatela pronunciata con il meraviglioso accento campano

Dicono che il vero amore è senza motivo.
Ma tu di motivi per amarti me ne dai continuamente.
Continuamente.
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categoria : effe ed io





martedì, 11 marzo 2008

C’è una differenza sottile, alle volte.
L’ho pensato oggi mentre al lavoro assistevo (con un orecchio e un lato del cervello) al richiamo che una delle referenti ha fatto pubblicamente a una collega, che è inciampata un paio di volte sulla stessa procedura e purtroppo, invece di farsi venire un dubbio e magari chiedere, ha fatto sua sponte una telefonata al cliente dicendo cose sbagliate. Reportizzandole, persino. Fatto grave, in un servizio clienti di una grande azienda. La collega redarguita si è difesa rivoltandosi come una vipera. Ha detto che lei in altri posti di lavoro ha raggiunto ottimi risultati. Che quella cosa lì lei non la sapeva. Che non glielo aveva detto nessuno. Che qui evidentemente manca la formazione. Che non è colpa sua, che lei mica è scema, lei è intelligente, lei è laureata. La referente ha ribattuto colpo su colpo con una classe che le invidio. La collega redarguita si è arresa con malcelato malcontento. Per il resto della mattinata, il mio orecchio e quel lato del cervello che è logisticamente rivolto verso la sua postazione, è stato ammorbato dai suoi sibili velenosi. Ecco, il fatto è. I call center sono normalmente dei posti brutti e brutali. In tutti i sensi. Anche a me è capitato di difendermi. Con le unghie e con i denti. Anche perché la maggior parte delle volte i superiori sono spocchiosi uomini / isteriche donne tra i trenta e i quaranta che oscillano tra l’ebbrezza per il ruolo di capitale importanza che qualcuno li ha convinti di ricoprire e l’invidia, a scelta, per la tua istruzione, per la tua abilità al pc, per la tua giovine età, a volte addirittura per il tuo aspetto. Spesso per tutte queste cose insieme. I call center sono il festival dell’umiliazione. Uno dei pochi luoghi di lavoro in cui puoi essere ripresa con una scenata di fronte a decine e decine di persone compresenti, come in piazza. Uno dei pochi luoghi di lavoro in cui puoi essere rimproverata per qualcosa e per il suo esatto contrario, nello stesso momento o a distanza di tempo, dallo stesso superiore o da un altro. Capirete quante sono le combinazioni possibili. E quindi bisogna sapersi difendere, assolutamente. Ma la prima regola del sapersi difendere è sbagliare il meno possibile. Essere scrupolosi, attenti, mettersi un dubbio in più piuttosto che uno in meno. E la seconda regola, quando si sbaglia, è ammetterlo. Inutile l’arrampicata sullo specchio. Pessima idea, poi, l’ostentazione di sdegno. La brutta scena di oggi mi ha fatto pensare. Perché mi rendo conto che, rispetto a qualche anno fa, io al lavoro sono diventata tremenda. Di fronte alle ingiustizie ruggisco. Se tutto questo orribile precariato è servito o servirà a qualcosa, quel qualcosa sarà la corazza. Eppure io oggi non avrei agito così. E, se mi perdonate la citazione così immensamente colta, mi è tornato in mente il magnifico I’m a rebel, you’re an idiot del personaggio cui devo il mio nick.
Eh sì: c’è una differenza sottile, alle volte.
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categoria : noi flessibili





lunedì, 10 marzo 2008

Adesso voglio dire: l'avete visto anche voi, no, il promo su Fox con quei numeretti così dejà vu (così bunker, dai!) che scorrono, no? E che si fermano sul numero 070408, no?? E guardacaso il sette aprile prossimo è un lunedì, no??? Me la fate vedere legalmente questa quarta stagione, no?? Essù, che c'ho tutto un capitoletto sul flashforward da scrivere. Essù, essù, essù. Sigh.
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categoria : on tv, amour fou, lost addict





sabato, 08 marzo 2008

Poco fa, per strada.
Cammino a piedi, passo accanto a una macchina parcheggiata con il finestrino del posto guida abbassato.
Scorgo attraverso il parabrezza due ragazzi che alzano lo sguardo verso di me.
Quando sono all’altezza dello sportello posteriore (perché si sa, oltre che cafoni, oltre che sempiterni tredicenni in balia dell’ormone, i nostri sono anche solitamente pavidi come conigli), dall’auto proviene un apprezzamento pesante accompagnato da una variegata gamma di suoni gutturali.
Mi fermo. Mi volto. Torno indietro.
I due non se l’aspettavano, deduco dallo sguardo improvvisamente smarrito.
“Parlavi con me? Ci sono problemi?” dico rivolta al ragazzo con il finestrino abbassato.
“N-no…” emette lui, già molto meno gutturale.
“Bene” continuo io “allora per favore evita, che non è gradito”.
E proseguo per la mia strada.

Buon otto marzo, cafone ignorante.

Ma soprattutto, buon otto marzo a noi, ragazze.
Facciamoci riconoscere, sempre.
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categoria : sisterhood





martedì, 04 marzo 2008

Io odio i matrimoni.
Odierei anche il mio, credo, ragion per cui io e F. non siamo sposati.
A tratti progettiamo un blitz in Comune ma temiamo di incorrere in una crisi familiare senza precedenti. A tratti ci diciamo che va bene così. A tratti attendiamo ancora speranzosi la legge sui Di.Co.
Per il momento il nostro matrimonio l’abbiamo evitato.
Impossibile invece è evitare il matrimonio degli amici.
L’età avanza: stanno cedendo tutti.
A maggio (che originali) si sposa il miglior amico di F. a cui F. stesso farà da testimone.
Economicamente, l’evento per noi è assimilabile al crollo di Wall Street.
Emotivamente, almeno per me, ci sarà anche il travaso di bile perché l’evento si svolgerà in chiesa per ragioni che spaziano dalla scenografia al non deludere i genitori, ma che nulla hanno a che vedere con il benché minimo sentimento religioso. Anzi, la sposa millanta da sempre una militanza laica e comunista con punte sconcertanti di attivismo. E tuttavia, di fronte all’abito bianco e alle lacrime di mammà, cosa vuoi che sia un’idea.
Non potendo evitare il disgusto, cercherò di evitare almeno il collasso finanziario, ragion per cui il mio vestito sarà tassativamente quello indossato l’anno scorso al matrimonio di mia sorella (un altro evento che, dopo mesi di isteria familiare su questioni rilevantissime come il categorico divieto di suonare la chitarra in chiesa perché poco chic o la difficoltà di abbinare l’ombretto della sposa al colore dominante del bouquet, mi ha provocato un dolore immenso e una ferita che ancora stenta a richiudersi, nonostante tutta la mia buona volontà per metterci una pietra sopra e non pensarci più).
Ecco: il vestito l’ho provato oggi. Non è esploso. Ci sto ancora dentro e addirittura si chiude la zip sul fianco. Però segna. Sul fianco. Ahi, se segna. Ma me lo rimetto, porco mondo, a costo di digiunare da qui all’eternità. E ora, insalata. Scondita. Zut.
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categoria : effe ed io





sabato, 01 marzo 2008

(in definitiva: parlo e scrivo bene ma sono asociale, stonata come una campana rotta e soprattutto destinata alla pancetta, eh?)


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(la Bodily/Kinesthetic è così bassa che nemmeno compare)
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categoria :