martedì, 29 aprile 2008

Vado, discuto e torno.
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venerdì, 25 aprile 2008

[che poi uno dice che sono snob]
[epperò]
Ieri, in ufficio.
Collega normalmente muto si anima e mi rivolge la parola.
lui: “Sai, domani per il ponte vado dalle tue parti…”
io: “Davvero? Dove vai?”
lui: “A Rimini”
[Rimini non è propriamente dalle mie parti, a meno che Canicattì non sia dalle parti di Cuneo in quanto entrambe sul territorio italiano, come penserebbe un americano in vacanza in Europa; Rimini è in Romagna; io sono emiliana; c’è la sua bella differenza, anche se persino F. ancora non distingue l’emiliano dal romagnolo]
io: “Ah. … Ma cosa c’è di bello, a Rimini, in aprile?”
lui: “Vado a vedere l’Italia in miniatura”
io: “Ah”
[Sono drammaticamente impreparata: non sono mai stata a vedere l’Italia in miniatura nemmeno quando avevo cinque anni, non troverei motivi per andarci adesso che ne ho trenta magari affrontando un viaggio di quattrocento chilometri nel traffico del fine settimana] [ma lui, il collega, lo farà, e ne sembra entusiasta]
io: “Ah”
[Urge cambio di argomento]
io: “Ah, ehm, invece io domani vorrei fare un giro in centro, vedere cosa c’è in giro, sai, è il primo venticinque aprile che passo a Roma…”
lui: “Già. Perché poi il venticinque aprile è festa solo a Roma no?”
io: “…”
lui: “… o è festa dappertutto?”
io: “E’ la Liberazione”
lui: “…”
io: “Sai, la Liberazione”
lui: “…”
io: “… sai, la Seconda Guerra Mondiale… i Tedeschi… i fascisti… i Partigiani?”
lui: “Ah, sì sì, è vero. Mi hanno detto che è molto bella anche Mirabilandia”

Buon 25 aprile a tutti.
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venerdì, 25 aprile 2008

[che poi uno dice che sono eretica e comunista]
[epperò]
Ieri in ufficio. Una collega parla con un’altra con tono eccitato.
Chiedo: “Che succede?”
Lei: “Oggi espongono il corpo di Padre Pio”
Io: “… cosa?”
Lei: “Il corpo di Padre Pio”
Io (agghiacciata): “Ma nel senso che hanno riesumato il cadavere?”
Lei (piccata): “Espongono il corpo”
Io (agghiacciatissima): “Cioè hanno riesumato il cadavere”
Lei: “Ma cosa dici? E’ un santo!”
Io: “Ho capito ma è pur sempre una persona. Morta. Da tempo. Ma non ti fa impressione?”
Lei: “Guarda che gli fanno una maschera di cera perché purtroppo il viso si è decomposto”
Io: “Oddio! Che orrore!”
Lei: “Ma come ti permetti? E’ un santo!”
Io: “Ma miseria, e in quanto santo non ha il diritto di riposare in pace senza essere trasformato in un oggetto di merchandising? Già era terribile il fatto che fosse finito sui calendari. Ma adesso persino il corpo?”
Scende il silenzio.
Molte colleghe si voltano a guardarmi.
Lei mi guarda con disprezzo: “Tu non capisci”
Si aggiunge la collega con cui stava parlando: “Noi siamo molto devote a Padre Pio”
Lei conferma: “Molto devote. E anche io ce l’ho, il calendario”
Oplà.
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martedì, 22 aprile 2008

Si discute di braccialetti.
Considerando che stasera mi aspettano quasi due chilometri a piedi dalla fermata dell’autobus a casa in una strada poco illuminata che costeggia un canale, io mi accontenterei (oltre che di un servizio di trasporto pubblico decente, ma forse è chiedere troppo) di qualche lampione.
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lunedì, 21 aprile 2008

Dico: come mai siamo al 21 del mese e lo stipendio che deve essere versato entro il 15 non c’è ancora?
Dice: ah sai, su* in amministrazione si sono sbagliati, non avevano capito che il vostro contratto è stato prorogato…
Dico: ma come? il contratto è stato prorogato già alla fine di febbraio!
Dice: sì, ma loro pensavano che il rapporto si fosse interrotto alla fine di marzo, quindi non hanno disposto il bonifico...
Dico: come “quindi”? perché, se anche fossimo stati licenziati, non avremmo avuto comunque diritto allo stipendio dell’ultimo mese di lavoro?
Dice: certo, ma sai, si sono sbagliati e si scusano...
Dico: ma il foglio presenze di marzo l’hanno ricevuto no?
Dice: sì, infatti, si sono sbagliati e si scusano.

Penso e non dico: che le scuse possono infilarsele dove meglio credono; che eventualmente dovrebbero scusarsi anche con il mio padrone di casa al quale non ho ancora pagato l’affitto; che evidentemente a lavorare ci andiamo solo noi miseri collaboratori, mentre in amministrazione giocano a freccette; che è una gioia sapere che l’intero mio stipendio mensile più una parte di quello di F. andrà versato immediatamente (e con tante scuse per il ritardo) a qualcuno che probabilmente non dovrà nemmeno più pagare cento euro di Ici all’anno; che però non devo preoccuparmi, perché da martedì scorso l’Italia si è rialzata, sulla terra scorrono latte e miele, e i bancomat sputano soldi a volontà.

(*) l’amministrazione è a Bergamo: avranno cominciato la secessione?
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venerdì, 18 aprile 2008

Il primo regalo che farò a mia nipote (è stabilito da sempre, da quando ho saputo che sarebbe arrivata) è la giostrina da appendere sopra al lettino, quella con gli animaletti che girano.
Ma non è un regalo semplice.
Una volta, forse, lo era: avevamo tutti le apine. Semplicissime, di plastica.
Adesso no, le apine sono demodé: sopra i lettini girano gli animaletti più disparati, contro qualunque legge biologica. Ranocchie, gattini, orsetti.
La giostrina negli anni si è dotata di musiche, suoni della natura, melodie new age, proiettori di luci, perfino il telecomando per attivarla a distanza.
Un mondo di giostrine hi-tech.
La più carina che ho trovato è un girotondo di conigliette. Sì, perché è per bambine, e ha le conigliette rosa. C’è anche la versione bambino con i coniglietti azzurri. Ma non solo: siccome si tratta di coniglietti volanti, s’è evidentemente pensato di dotare gli animaletti di un mezzo che ne consenta il volo. Verosimiglianza di cui l’inventore della giostrina con le ranocchie non s’è curato, per dire. Ebbene: i coniglietti maschi volano con l’aeroplano e con un’elica. La giostrina si chiama “piloti coraggiosi”. Le conigliette femmine volano con una mongolfiera, un aquilone e un paracadute. Le conigliette non sono tecnologiche e motorizzate. Volano in modo ecologico e creativo. La giostrina si chiama “conigliette tra le nuvole”.

Sarà una sciocchezza. Però.

(Quella della Oceanic non è commercializzata)
(il merchandising non è ancora arrivato a tanto)
(non ci avevate pensato?)
(io sì: lost addict si diventa)


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martedì, 15 aprile 2008

La verità nuda e cruda è che ce lo meritiamo.
Perché noi siamo così.
Siamo quelli che si imbestialiscono per le detrazioni fiscali in busta paga salvo poi non farsi fare la fattura dal meccanico pensando di essere più furbi degli altri. Siamo quelle che appena hanno il contratto a tempo indeterminato si fanno fare il certificato di gravidanza a rischio e stanno a casa nove mesi a rigirarsi i pollici consigliando alle amiche di rivolgersi allo stesso ginecologo così comprensivo. Siamo quelli che si riempiono la bocca di slogan retrogradi e incivili come “padroni a casa nostra” e non notano che la magliettina della Benetton che indossano non la fanno a Treviso ma in Turchia – siamo quelle che non notano che la signora delle pulizie che viene a stirare le camicie del marito mentre loro vanno dal parrucchiere ha stranamente l’accento dell’est. Siamo quelli che vanno in chiesa la domenica (o, giocando la carta “esci gratis di prigione”, solo a Pasqua e a Natale) e nella vita di tutti i giorni hanno l’amante, due tre collaboratori in nero, e magari qualche figlio abbandonato davanti alla playstation, ma sono profondamente interessati alla difesa della famiglia e si indignano se i comunisti (gli stessi di Peppone, nientemeno) impediscono all’illuminato papa di andare a ripetere le sue bestialità sociali e intellettuali alla Sapienza. Siamo quelli che non fanno la differenziata perché è una seccatura, quelli che con la siccità in agosto si riempiono la piscina, quelli che con la benzina alle stelle e l’inquinamento a mille si comprano il suv perché dall’alto vedono meglio la strada. Siamo quelli che non sanno più leggere, che ascoltano i titoli del tiggì ma non hanno mai posato gli occhi su un quotidiano, e meno ancora su un libro. Quelli che non sanno usare il congiuntivo e sanno che il 25 aprile non si va in ufficio, ma non ricordano bene perché. Siamo quelli che si spaventano, che hanno paura un giorno dei rumeni e l’altro dei pirati della strada, un giorno della diossina e l’altro del pollo con l’aviaria, che hanno paura degli omosessuali, più o meno costantemente, perché dicono che se li lasciamo fare diventeremo tutti froci come loro. Siamo quelli che difendono il proprio figlio davanti agli stupidi insegnanti che lo hanno sospeso perché ha allagato i bagni della scuola, o picchiato a sangue un compagno di classe, o fatto esplodere una bomba carta in bagno, e fanno la voce grossa e finiscono con il fare ricorso al Tar perché il loro piccino è stato maltrattato e discriminato. Siamo quelli che la mattina in ufficio parlano con accanimento di chi è uscito da dove (Amici, il Grande Fratello, immondizia varia) e litigano difendendo questo o quello, mentre mai hanno impegnato un solo neurone a difendere un principio, un’idea, un diritto. Siamo quelli che si abbrutiscono ogni sera davanti alla tivù, che sbavano davanti alle ballerine (ballerine?) mezze nude (poppe e culi, poppe e culi) se uomini, o che desiderano essere al loro posto (poppe e culi, poppe e culi) se donne. Siamo quelli che entrano in un reality e piangono di gioia perché hanno realizzato il loro sogno: il loro SOGNO.
Siamo quelli che vivono nel paese dell’arte, della bellezza, della storia (unici motivi, credo, per restare qui nonostante tutto e non andare a vivere nella nursery degli alberi / nell’atollo del Pacifico dove non è mai successo un cazzo e mai succederà) ma che lo mortificano, lo offendono, lo brutalizzano ogni giorno con la propria ignoranza e inciviltà.
Siamo così e ce lo meritiamo.
Ci meritiamo tutto.
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domenica, 13 aprile 2008

Si aspetta.
Si spera.
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venerdì, 11 aprile 2008

Non vado a votare.
E non è una posizione.
E’ una costrizione.
E una contrizione, anche.
Dall’ultimo calcolo, ci restano 283 euro per campare in due da qui al prossimo 27 del mese.
Con la bolletta del gas in agguato.
E il mese prossimo il mio stipendio sarà una miseria per via di una settimana di assenza (la prossima) dovuta al fermo della macchina in officina (benedetto gpl).
Non vado a votare perché non posso permettermi il treno.
Almeno non questo mese.
Magari è una sfortunata coincidenza.
Ma come cittadina mi sento molto umiliata.
Voi che potete, votate bene.
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martedì, 01 aprile 2008

La gente riserva infinite sorprese.

# 1

Ho attivo sul cellulare (non ridete: l’ho fatto al tempo in cui lavoravo al 190 come esperimento, dopodiché l’ho tenuto) il servizio vodafone delle risponderie. Per cui chi mi chiama sente la musichetta, sì. Personalizzata, addirittura. Qualche giorno a mia sorella ho messo Let There Be Love, degli Oasis. Mi sembrava carino che avesse una canzone tutta sua, e non Wake Me Up When September Ends che ho inserito di default (che poi me ne dimentico, facendo regolarmente figuracce quando ricevo una telefonata “seria”).

Ieri mia sorella mi ha chiamato.

“Ciao tata come st-?”
“Che cos’è questa m* di canzone che mi hai messo? Dov’è finito Billy Joe??”

# 2

Un altro amico mio e di F. si sposa.
A maggio dell’anno prossimo.
In chiesa.
E’ l’ex compagno di casa di F., per cui ci sono legittimi timori che si trovi di nuovo a fare da testimone.
Così fanno tre matrimoni in tre anni.
Ma il fatto è che da questo amico non ce lo aspettavamo proprio.
Quando ci siamo conosciuti e ho chiesto a F. con chi divideva casa, la risposta è stata “con un comunista beneventano”.
L’abito bianco colpisce ancora. Se non te, la tua futura sposa.
Ahimè.
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