martedì, 21 ottobre 2008

CVD.

Metodo del: colpirne cento per educarne uno.
Prendi una decina di persone. Adulte. Responsabili. In difficoltà perché da una misera settimana affrontano un lavoro molto difficile, spesso svolto senza un supporto adeguato. Mettile al centro di un open space molto grande, a favore degli sguardi irridenti / compassionevoli di decine di colleghi. Urla loro in faccia che la prossima volta che senti che rispondono "alla cazzo" al cliente, li mandi tutti a casa. Ripeti "è chiaro?" una decina di volte. Lascia che la voce rimbombi nel silenzio. Accertati che tutti gli astanti abbiano sentito. Aspetta che i colpevoli abbassino lo sguardo. Rimandali al posto senza dar loro possibilità di replica.

Non so voi, ma io preferirei di gran lunga il balletto.

Perché voi siete persone speciali e fate un lavoro speciale.

e' passato per la testa di spikette
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sabato, 18 ottobre 2008

(kataweb)L’ho poi visto, Tutta la vita davanti, il film di Paolo Virzì ispirato dal libro di Michela Murgia, che invece non ho letto (l’ho sfogliato brevemente in libreria, e mi era sembrato di un’ironia brillante e feroce).
L'ho visto con F. e prima di iniziare sorridevamo, pensando che avremmo ritrovato gli isterismi lavorativi che lui vive regolarmente da anni e che io vivo sempre da anni ma a intermittenza. E probabilmente (anzi, sicuramente, ci rifletto mentre scrivo) è fuorviante ascoltare una storia cercandovi la propria e aspettandosi in un qualche modo di essere rappresentati. Epperò. Il film è brutto. Molto brutto. A parte il fatto che quando è partita la voce off della Morante avrei fermato ed estratto il dvd per riconsegnarlo al noleggio con un post it che ne indicava il pericolo. Ma se alla Morante darei fuoco, me ne rendo conto, è un problema tutto mio. Elimino la Morante dalla memoria, dunque, e procedo. Il film è brutto. Resta brutto, perché traballante, perché sfilacciato, e non si capisce cosa c’entrano il sindacalista con la mamma morente con la coinquilina che si prostituisce con la vecchietta rintronata che si fa rubare i soldi della pensione con la team leader che ha una gravidanza isterica con l’imprenditore che ha villa e famiglia volgarissime. Troppa roba, tutta insieme, senza un vero perché, con momenti di assoluto nonsense (ma per quale motivo un imprenditore con decine di tirapiedi in giacca e cravatta dovrebbe prelevare una dipendente, per di più sconosciuta, per essere aiutato in una questione assolutamente privata?). Ma c’è qualcosa di peggio dell’inconsistenza della storia e delle falle della struttura. Il film non è solo brutto. E’ falso, o falsante. Confonde temi e problemi con un risultato che a me (ribadisco la premessa iniziale e il limite del sentirsi rappresentati) sembra addirittura pericoloso. Gli operatori della Multiple sono precari, perché a progetto. Gli operatori della Multiple sono (indirettamente, ma anche no) truffatori, perché vendono un elettrodomestico inutile a un prezzo spropositato raggiungendo punte di vera e propria coercizione. Ma il precariato è una cosa, la truffa è un’altra. Se gli operatori della Multiple avessero un bel contratto a tempo indeterminato, V livello delle Telecomunicazioni, con contributi, ferie, rol, permessi studio, maternità e malattia, non sarebbero precari, ma resterebbero truffatori. L’associazione precariato-truffa non è veritiera e distoglie l’attenzione dal nocciolo della questione: che migliaia di persone lavorano senza uno straccio di diritto e sicurezza. Ma non è detto che lavorino male, e nemmeno disonestamente. E’ vero che qui si parla di un call center outbound, che fortunatamente la vita mi ha risparmiato. Ma appunto il fatto è: ci sono centinaia di call center inbound che forniscono informazioni, assistenza e servizi preziosissimi, dal soccorso stradale a quello sanitario. O, più in piccolo, servizi utili alle persone: avete mai avuto un guasto all’adsl? avete mai dovuto cambiare la prenotazione di un biglietto del treno? siete mai rimasti all’estero con la sim senza linea? avete mai dovuto chiedere informazioni sul pagamento rateale della lavatrice o sulla vostra polizza auto? Le persone che vi hanno risposto (a volte cortesi, a volte no; a volte informate e pronte, altre meno, e c'è un perché a cui arrivo subito) non rispondono al telefono da una comoda scrivania su cui sono posati caffè e giornale. La chiamata viene sparata loro nell’orecchio (generalmente in quello destro) da una simpatica cuffietta monoauricolare. Sono seduti in una grande stanza con tante postazioncine allineate, come polli in batteria. Hanno davanti un computer e sistemi informatici a volte di mortificante complessità per gestire ciò che state chiedendo. Hanno quindici minuti (cronometrati) ogni due ore per andare a fare pipì e coltivarsi il cancro con una sigaretta o la gastrite con il caffè acido delle macchinette (quando ci sono). Per dire che: salvo rarissime eccezioni, il call center è un brutto posto, a prescindere. Ma non è un lavoro facile. Per niente. Spesso gli applicativi gestionali da conoscere sono decine e, credetemi, non sono affatto semplici o intuitivi, soprattutto se non si è stati adeguatamente formati. Spesso ci vogliono mesi per imparare discretamente determinate nozioni, dalla configurazione del blackberry all’indicizzazione dei canoni di un leasing. Spesso si parla con persone ignoranti e maleducate e non è affatto divertente. Direte: sì, ma quando ho chiamato per il guasto dell’adsl mi hanno riagganciato il telefono in faccia (se all’improvviso avete sentito un irreale silenzio, sappiate che l’operatore ha staccato il jack della cuffia aspettando che siate voi a riagganciare, perché c’è qualcuno che VEDE, da remoto, chi riaggancia la conversazione), e quando ho chiesto il tan del mio finanziamento la signorina non lo sapeva. Bene: quello è il precariato. Ti sbatti sei mesi per imparare un lavoro difficile e dopo sei mesi il contratto ti scade, e l’azienda ti sostituisce con un altro lavoratore che dovrà imparare tutto dall’inizio, per poi subire lo stesso trattamento. Il paradosso è che ad essere colpita dal precariato selvaggio è proprio una mansione che invece richiede una professionalità specifica e solidissima. Tanto che, usciti da un call center a fine contratto, non è difficile trovare lavoro, per qualche settimana, in un altro call center, in un loop infinito e sfinente. Per questo, a maggior ragione, ho trovato disgustoso e offensivo il ritratto della fanciulla che, privata del misero impiego alla Multiple, non trova di meglio che prostituirsi. Sappia la fanciulla che basta aprire infojobs per trovare ogni giorno decine di lavoracci del genere. Allo stesso modo, ho trovato futilmente macchiettistiche le figure della team leader coatta e dell’imprenditore frustrato, così come troppo facilmente risibile tutta la scenetta del canto mattutino e degli sms che inneggiano alla vita. Se fosse così, non pensate che sarebbe tutto sommato facile riderci su? Il sistema di oppressione mentale che vige in certi call center è mille volte più sottile e malefico. F. (che, per inciso, ha almeno il vantaggio di un contratto a tempo indeterminato in una multinazionale, seppur nemmeno questo garantisca più un granché) riceve sì ogni mattina un sms dalla team leader, ma con l’indicazione dei target da raggiungere in giornata, che poi verranno ribaditi in area mille volte con email a raffica e grida isteriche. Il team breafing non è una ridicola scenetta di applausi e balli, ma un solenne cazziatone con ricorso alle più perverse forme di umiliazione delle persone. Lo sapete, no, cos’è il mobbing.
Unico momento illusoriamente illuminante del film, il racconto che Mastandrea fa degli scioperi degli operai di una volta, bollato come “retorico”. Sarà: ma è terribilmente vero che quello che ci manca è proprio quel sentire comune, il pensiero che ciò che riguarda uno riguarda tutti. Per questo, caro Virzì, lasciami concludere con un pensiero: il “que sera sera” e il “va tutto bene gioia mia”, vallo a dire a tua sorella. Lei probabilmente in un call center non ci ha mai lavorato. E nemmeno tu.
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domenica, 12 ottobre 2008

Nemmeno io sono preoccupata.
E' una questione egoistica e matematica.
Avendo meno di mille euro sul conto, e duemilatrecento euro di debito sulla Visa, ho solo da guadagnarci.

(Va bene. Più egoistica che matematica.)

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martedì, 07 ottobre 2008

(Alla faccia della melagrana) (ho un contratto di ben 52 giorni) (quando le aspettative sono pochissime, si è contenti con poco) (alé).

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mercoledì, 01 ottobre 2008

Ho sognato delle melagrane.
Alcune rosse e mature, ancora appese ai rami.
Altre cadute a terra, spaccate a metà.
Mamma mi diceva: lasciale a terra, dai semi nasceranno altre piante.

Che significa secondo voi?

(Da parte mia, spero significhi semplicemente che dopo questo pesantissimo corso formatemp di due settimane, seguirà un contratto di almeno un mese che mi consentirà di pagare l'affitto).

(Mi accontento di poco).

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