domenica, 04 gennaio 2009

Il posto in cui lavoro è squallido dentro e fuori.
[dentro: soprassiedo].
[fuori:] vi prego di immaginare il mirabile connubio che nasce dalla vista sul raccordo, dal belvedere affacciato sull'antennone della Cecchignola, dal lastrone di asfalto adibito a parcheggio tra i vari uffici della zona e un deprimente supermercato dei poveri (poveri che non sanno di esserlo, o non si rassegnano ad esserlo, il che lo rende ancora più triste), parcheggio frequentato assiduamente da tossicodipendenti e alcolizzati di ogni età.
A tutto questo, da qualche mese, si è aggiunto con enorme disappunto dei miei colleghi di lavoro un campo nomadi. Un paio di roulotte che si sono piazzate su uno scampolo di terreno libero a metà strada tra il traffico congestionato della Laurentina e il parcheggio di cui sopra. E' chiaro che l'accampamento perennemente invaso dal fumo e assediato dalla sporcizia non aggiunge charme al luogo ma, mi pare evidente, non è che in assenza del campo nomadi il posto sarebbe tanto diverso. Che non fosse il caso di parlarne con i colleghi di lavoro, a meno di non voler radere al suolo da subito qualsiasi parvenza di socialità, l'ho capito immediatamente - un giorno che passando davanti al triste spettacolo di bambini che si scaldavano bruciando un copertone ho detto che era una vergogna far vivere delle persone in quelle condizioni, e mi sono sentita rispondere che sì, era una vergogna che il sindaco permettesse a quelle persone di degradare in quel modo quella zona (?). In una seconda occasione di proficuo scambio culturale con un collega, è successo che alla vista di uno dei bambini del campo che camminava per il parcheggio seguendo i clienti del supermercato chiedendo una moneta detto collega abbia proferito: "brutto delinquente! se ti avessi nella mia cantina!". Si è poi dilungato a spiegare che a casa sua tempo addietro si era verificato un furto, e che sicuramente erano stati zingari, perché avevano rintracciato l'impronta di un piede molto piccolo. Per quanto possa immaginare cosa si provi a sapere che un estraneo si è introdotto nella propria casa, tra le proprie cose, penso che l'idea anche solo vagheggiata di seviziare un bambino nella propria cantina ridefinisca piuttosto chiaramente il concetto di delinquente, in questa storia.
Dopo questi due episodi, ho evitato di intervenire in qualsiasi discussione riguardo al campo nomadi, anche per non sentirmi ripetere la stessa, disarmante, obiezione: tu non capisci perché sei di Bologna. Come se a Bologna i nomadi non ci fossero, o come se a Bologna si mangiasse la tolleranza stemperata nel brodo dei tortellini.
Fatto sta che da qualche tempo al lavoro circolando email in cui si lamentano diversi atti di vandalismo nei confronti delle auto parcheggiate all'esterno: vetri rotti, pneumatici tagliati. La colpa è sempre molto esplicitamente attribuita al campo nomadi. Il che può essere, ma anche no, visto che a detta di chi lavora in zona da più tempo questi fatti si verificavano anche prima che si installasse il campo e vista la quantità di tossicodipendenti, alcolizzati o semplici idioti annoiati che circolano giorno e notte nel parcheggio. Ma si sa, essendo questi italiani e tendenzialmente stanziali, è molto più comodo pensare che ad agire siano i nomadi, senza fare alcuna differenza tra il vetro sfondato al fine di rubare una borsa con la spesa e il pneumatico tagliato per puro vandalismo. Voglio dire, almeno la questione del movente andrebbe considerata. Il tenente Colombo, almeno, lo avrete visto, no?
Per quello che ne so, se mi ritrovassi con un danno da qualche centinaio di euro all'auto, sarei arrabbiata a prescindere dall'autore del danno. Ma evidentemente per molti è inaccettabile non tanto il fatto di dover frequentare un luogo pericoloso, degradato e sporco, quanto piuttosto il fatto che in questo luogo pericoloso, degradato e sporco si siano installate due roulotte. L'azienda ha risposto alla crescente indignazione dei dipendenti stabilendo che le ragazze (e solo le ragazze: che se non sei una pulzella indifesa, ma un baldo giovane, sono fatti tuoi difenderti dall'essere aggredito) devono essere accompagnate fino all'auto dalla vigilanza quando il turno termina dopo le 20. Non che sia mai stato aggredito nessuno nel parcheggio: ma si sa, c'è il campo nomadi.
Personalmente, a me è successo solo, in pieno giorno, di essere seguita fino al cancello da un uomo bianco, biondo, grasso, vestito Adidas e ubriaco. Ma siccome non era notte e il tizio non era un nomade, non fa mica testo. Altrimenti come fai a mantenere un pregiudizio.
Non è che ci sia una conclusione a quanto sto scrivendo.
Non c'è affatto.
Vi dico solo come è cominciata l'idea di scrivere questo post.
Qualche giorno fa, da uno dei finestroni dell'azienda, affacciata sul tetro spettacolo del parcheggio con l'antennone sullo sfondo, guardavo la gente fiondarsi a frotte verso il deprimente supermercato, e uscirne con carrelli carichi di spesa. Poco più lontano, tre bambini del campo giocavano con una vecchia bici. Uno in sella alla bicicletta pedalava veloce, alto sui pedali. Gli altri due lo rincorrevano ridendo, in mezzo alle macchine parcheggiate e ai carrelli. Filavano veloci, veloci.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 12:12 | P.link ¤ commenti (8) ¤ commenti (8)(popup)
categoria : roma, fuori come va