giovedì, 11 ottobre 2007

Voi non lo sapete (ancora), ma c’è stata la puntata numero quattro.
Ebbene sì, a sorpresa (ma neanche tanto), domenica scorsa quando i miei anni sono diventati trentuno (sshh).
(Ho scollinato, ansia e paura e pensieri assortiti, e un nuovo antirughe per il contorno occhi che penso di riuscire a mettere con maggiore assiduità dato il pratico roll-on) (che non l’avevo ancora visto, il roll-on per l’antirughe) (i precedenti due flaconcini per il contorno occhi sono stati gettati causa inutilizzo: uno era anche diventato sinistramente giallognolo) (ma con il roll-on, e con l’angustia per la nuova decade della mia vita che avanza, posso farcela).

[rewind]

La puntata numero quattro, dicevo, è stato il prevedibile e purtuttavia sempre stramaledetto sms di auguri. Scritto da carogna con l’evidente palpabile ignobile scopo di farmi sentire una bestia cattiva in caso di mancata risposta. E io ho risposto. Dopo qualche ora, così, per non rinunciare del tutto all’acidume. Ho risposto con un angolino appena del cervello, e senz’altro senza alcun pezzettino di cuore. Ma qualcosa mi ha colpito. E ha probabilmente originato la decisione di rispondere, seppur freddamente.
Il maledetto sms di auguri cominciava con ovunque tu sia.
L’ho scritto anche io. A un’altra persona.
Una coincidenza anche sciocca, data la sconcertante banalità dell'espressione (ex) amorosa.
Ma mi ha fatto pensare.
E' stato sottilmente doloroso pensare che io sono forse per lui ciò che un’altra persona è per me.
Un rimorso e un rimpianto.
In quantità variabile.

[Il pensiero correlato - ammettiamolo - è. Chissà se il mio ovunque sei a lui (l'altro) ha sortito lo stesso effetto. Di fastidio. Di malessere. Di sostanziale indifferenza. Probabilmente sì e mi sta bene. Ma anche, sono troppo vecchia per pensare a queste cose. E poi avevo impugnato il saldatore. Bona lé.]
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lunedì, 02 luglio 2007

Ohibò: il tempo passa.
(è assodato)
Le cose cambiano.
(e fin qui)
Già.
(già)
Perché poi non è che si possa vivere sempre in una selva di date.
(corsi e ricorsi, no?)
Anniversari, perfino.
(anniversari mancati, se vogliamo)
Non è sano.
(per niente)
Sono anche troppo vecchia per.
(in effetti)
E quindi basta.
(è l’ora)
Ho perfino degli sms che stanno lì da due anni.
(maledetti sms)
Basta, ora cancello tutto: è adolescenziale.
(direi piuttosto che è idiota)
Già.
(già)
Vado?
(vai)

(…)
… però, in fondo…
(molto in fondo)
In memoria ce ne stanno 200, di sms.
(eh)
C’è un sacco di spazio.
(è un fatto)
L’anno prossimo li cancello.
(senz’altro)

Sì.
(sì sì)
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lunedì, 23 aprile 2007

(non ho capito)
(però)
(questa volta il cerchio lo chiudo a costo di prendermi a sberle)
(passatemi il saldatore)
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giovedì, 19 aprile 2007

Come ti combino un guaio.
Per l’antefatto (e l’ante-antefatto),
qui.
Ora, triste e arrabbiata. O quantomeno un po’ delusa. Perché alla fine è meglio essere ricordata come una colossale stronza piuttosto che come una persona gentile.
Gentile è altamente dimenticabile. Non è chic, non è passionale, non è un tubo di niente.
Decido che per l’occasione gli sms smozzicati possono anche essere due e rispondo.
Sapendo che sto allestendo un guaio.
Scrivo in modo brioso ma pungente che in realtà avrei voluto chiamarlo ma che sentire il telefono squillare a vuoto sarebbe stato un rifiuto duro da ingoiare e avrebbe fatto lievitare ulteriormente le mie fungose paranoie (il che equivale ad ammettere, ovviamente, vorrei sentire la tua voce e finirla con questi sms del cavolo ma se non mi rispondi ci resto male quindi adesso devi esplicitamente autorizzarmi a chiamarti – anzi, chiedimi di chiamarti che è meglio).
Beh, incredibilmente risponde.
"Non ci sarà mai un tempo giusto per quello, ma ti avrei risposto stavolta".
In mancanza del traduttore simultaneo, decido che posso interpretarla un po’ come la mia precedente e getto l’amo.
"Vuol dire che ho perso un’occasione non ripetibile?"
"Chiamami questa sera. Bacio, bionda."

Voilà, il guaio è in tavola.
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giovedì, 19 aprile 2007

(maledetti sms)
Antefatto.
Una persona a cui in modo tormentato e assurdo hai voluto un gran bene.
E che tendenzialmente ne ha voluto a te (hopefully).
Storia terminata in modo confuso feroce e straziato con cretinerie assortite da parte di entrambi.
Poi una partenza un saluto mancato e seicento chilometri di distanza (ora parecchie centinaia in meno, in effetti).
Poniamo che passi un annetto e mezzo di distanza, silenzio e qualche smozzicato sms per le feste comandate. Poniamo che oggi sia il suo compleanno perché è anche un cocciutissimo Ariete. Poniamo che oggi dal mio cellulare parta dopo ripensamenti e batticuori fuori tempo massimo un ulteriore stramaledetto sms con un pensiero e gli auguri. Poniamo che ti risponda “grazie per esserti ricordata sei sempre gentile”.
(…)
Sei sempre gentile.
Ora come una perfetta cretina sono qui a chiedermi se sentirsi rispondere sei sempre gentile sia una bella cosa o meno.
(ho scritto da cani)
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sabato, 03 marzo 2007

Ci sarebbe la puntata numero tre.
Ma mi sono scocciata.
E dunque, stendiamo un velo.
Impietoso, se possibile.

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mercoledì, 21 febbraio 2007

Puntata numero due. La uno qui.
A volte ritornano.
Una chiamata persa sul cellulare.
Lui, dopo mesi di silenzio.
Dopo che non si è degnato di salutarmi nemmeno quando sono partita.
Ho voglia di essere un po’ cattiva.
O forse, non ho più voglia di illudermi sulle capacità affettive degli altri.
Soprattutto degli ex.
Scrivo: “Avevi sbagliato numero?”
Risponde: “No, no. Volevo salutarti. MAGARI ti chiamo domani sera. Spero che tu stia bene”.
(…)
(…)
(…)
Domande assortite.
Perché?
Perché adesso?
Cosa c’è sotto?
Ma soprattutto, perché sono abbonata al MAGARI?
Rispondo, lapidaria e crudele: “Non credo ti interessi sapere come sto. Non disturbarti.”
Risponde turbato che non capisce perché reagisca così, che gli interessa, mi manda un abbraccio e un pensiero forte.
L’abbraccio e il pensiero mi ronzano attorno.
Li scaccio con una mano come si farebbe con un insetto fastidioso.
Ho preso le ferie. Da tutti i fardelli di comprensione e accettazione che noi donne ci portiamo dietro come una condanna.
Se ce la fai, una volta tanto, accendi il cuore tu.
E sintonizzati sugli esseri umani.
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venerdì, 22 dicembre 2006

Il fatto è.
Credo sia inevitabile.
Dopo quello strano guazzabuglio che si chiama amore, non può esserci nulla.
E’ chiaro che non si resta amici (questione indagata e verificata da diverse canzonette).
Ma non può proprio esserci nulla.
Nessun comune sentire.
Non ce la si fa, anche a provarci.
Sarà fisiologico.
Sarà una conseguenza dello smaltimento degli ormoni.
Sarà che si rinsavisce, e si riguarda indietro, e non si capisce più il senso dei batticuori, degli strazi, delle nottate di incanto e di quelle (molto, molto più frequenti) di pianto. Lacrime e disperazione che andavano istericamente a schiantarsi contro il muro di gomma della vocetta che recitava vodafone informazione gratuita il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento o non raggiungibile. Buona la prima, naturalmente: era spento, il telefono. Spento di proposito, con studiata, metodica cattiveria. Rimaneva spento l’intera notte, per poi riaccendersi il giorno dopo e squillare gioiosamente a vuoto. Indefinitamente. Vale a dire, finché lui non decideva che mi ero macerata abbastanza e tornava fischiettando a raccogliere i cocci.
(Sorvoliamo per favore: di scemenze ne abbiamo fatte tutti no?)
(Questa è la mia)
(D’accordo: non è la sola, ma è davvero la più stratosferica)
Comunque.
Ne sono venuta fuori, in qualche modo.
Ed è finita.
Per me.
Per lui, il delirio.
Appostamenti sotto casa.
Telefonate nel cuore della notte.
Fiori sul parabrezza dell’auto.
Lettere e poesie nella buchetta delle lettere.
Giuramenti.
Promesse.
Pentimenti.
Implorazioni.
Ancora giuramenti.
Da qui all’eternità.
Eccetera.
Mi spavento, mi preoccupo, cerco di ricondurlo alla ragione, di lasciar trascorrere il tempo.
Infine, per il suo bene, e per il mio, pur sentendomi una bestiolina cattiva, lo allontano.
Dolcemente ma in modo categorico.
Se ne farà una ragione, mi dico.
Se la fa, in effetti, neanche in troppo tempo.
L’eternità è un concetto relativo.
Ma va bene così, purché si ponga fine al delirio.
Purché anche lui ricominci a stare bene.
Il tempo passa.
Cambiano amici, storie, compagnie.
Ci sentiamo raramente, ma non dimentico mai, quando serve, un pensiero per questa persona che seppur in modo malato per me è stata importante.
Fino a ieri: complice un’occasione (una rimpatriata a cui non ho partecipato) mando un messaggio per sapere come sta, e per dire che presto parto, e che mi piacerebbe salutarlo.
Mi risponde, dopo ore, che MAGARI durante le feste mi chiama.
(…)
(…)
(…)
Magari a chi?
Imbecille.
Bah.
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